Caro Prof. Monti – Lettera da un avvocatino

Le nuove frontiere della previdenza tra informatizzazione e governi tecnici

 

Vengo nominata amministratore di sostegno di una signora anziana e ho assoluto bisogno di assumere informazioni sulla sua situazione previdenziale, per iniziare il mio lavoro di amministratore e riferirne al Giudice Tutelare.

Mi connetto al sito, anzi, al pomposamente definito portale dell’INPS, dove trovo diverse modalità per contattare l’Ente a scopo informativo: c’è persino la possibilità di chiamare via skype o attraverso un altro sistema VOIP, ma per il momento opto per il buon vecchio telefono, alzo la cornetta e chiamo il numero verde.

Il gentile ragazzo che mi risponde, al di là della formale cortesia, non sa dirmi nulla di utile sulla questione: “Per questo deve andare di persona alla sede INPS competente, da lunedì a venerdì, dalle 8:30 alle 12:30 con la fotocopia di un documento di identità e del codice fiscale della pensionata “Va bene. E la sede competente qual è?” “Via Guglielmo Silva 38.”

Comincio a domandarmi a che caspita servono skype e tutto il restante ambaradàn, se poi chi ti parla, anche attraverso le più moderne tecnologie, è uno che non sa niente e tu devi comunque andare all’ufficio di persona.

Mi rassegno, quindi, ad andare in via Silva. Il primo giorno utile in cui posso dedicarmici (dopo varie mattine passate in Tribunale e in assenza di collaboratori che mi sostituiscano) è oggi. Metto l’intero fascicolo nella borsa (non sia mai che al momento buono manchi qualche pezzo di carta utile), impiego quasi un’ora ad attraversare tutta la città in metropolitana per arrivare alla sede INPS di via Silva, che è in zona piazzale Lotto – Fiera, cioè agli antipodi di casa mia, prendo un numero, attendo pazientemente il mio turno e, quando arrivo allo sportello, mi sento dire: Ma questa posizione non la possiamo vedere noi, non doveva venire qui, ma andare alla sede provinciale, in via Melchiorre Gioia” Gulp! E allora, che cavolo mi ha detto al telefono il cosiddetto addetto alle informazioni?

Tra me e me dico delle cose irriferibili, poi guardo l’orologio, è ormai tarda mattinata, ma la sede INPS è aperta al pubblico fino alle 12:30, se sono fortunata ce la posso fare… avrei anche un leggero languorino, ma non c’è tempo per sostare al bar, prima il dovere, perciò prendo su la cartella pesante e via di corsa, di nuovo in metropolitana, linea rossa fino a Cadorna, linea verde fino a via Gioia, di corsa al palazzo dell’INPS, prendo il numerino, faccio nuovamente la coda… e quando arriva il mio turno l’impiegato allo sportello mi dice che non può darmi una risposta lì per lì, devo prendere appuntamento. “Ma come, sono stata in via Silva, e là mi hanno detto che era di competenza vostra, pensavo che con questi estremi poteste risolvere la questione subito…” “Eh no, per ricostruire la posizione deve parlare con un nostro funzionario su appuntamento… in via Silva glielo potevano fissare loro, l’appuntamento…” “E va bene, allora quando posso venire?” “aspetti che glielo dico…. (digita qualcosa al computer) … Il 1° dicembre alle 15:30” … Campa cavallo….

E meno male che del precedente governo faceva parte il ministro Brunetta, che tanto si è vantato dell’informatizzazione della pubblica amministrazione, e che il governo nuovo di zecca è pieno zeppo di ministri “tecnici”….

P.S., per inciso, se non avete di meglio da fare, leggetevi l’art. 379 c.c., richiamato per l’amministrazione di sostegno dall’art. 411 c.c., che dice che l’ufficio tutelare (e quindi, anche quello di amministratore di sostegno) è gratuito.

 

http://pensierispettinati.wordpress.com/2011/11/25/le-nuove-frontiere-della-previdenza-tra-informatizzazione-e-governi-tecnici/

Roma Capitale.net

All’Inps l’organico è carente e i lavori si danno fuori    
 

L’esodo e il blocco del turn over hanno provocato carenza di personale. Le mansioni affidate senza gare né concorsi

10 maggio 2012

 

 

ROMA - Più o meno tutti i partiti da mesi vanno chiedendo che si adegui la governance dell’Inps ai nuovi immani compiti che l’attendono dopo la mega incorporazione di Inpdap e Enpals. Se il regime “monarchico” instaurato da Mastrapasqua sembrava inadeguato prima, figuriamoci adesso. Tant’è che il ministro Fornero, intervenendo alla Camera su una serie di mozioni trasversali, ha annunciato la creazione di una commissione tecnica per modificare l’attuale struttura di vertice dell’Istituto, quanto meno ricreando il Consiglio di amministrazione.

Nel frattempo l’Inps, che già contava 27.000 dipendenti, con l’operazione “SuperInps” arriverebbe a contare 35.000 addetti. Per ammissione però dello stesso presidente Mastrapasqua il numero complessivo di occupati all’interno dell’ente è nettamente inferiore a quello di altri sistemi europei di welfare.

L’Istituto negli ultimi anni ha perso circa un migliaio di dipendenti all’anno per il freno nel turn over. Allo stesso tempo l’Inps non assume un numero esorbitante di vincitori di concorsi pubblici legittimati a ricoprire ruoli vacanti ma, a quanto risulta alla senatrice Ada Spadoni Urbani del Pdl, preferisce affidare all’esterno senza gare e senza concorsi le stesse mansioni. Le esternalizzazioni costerebbero il doppio rispetto ai normali impiegati, se fossero regolarmente assunti. La carenza di personale provocherebbe gravi disagi agli utenti derivanti dalle lungaggini dei tempi per il riconoscimento dei requisiti delle invalidità e per la liquidazione delle prestazioni.

La Corte dei conti, già nella relazione sui risultati della gestione finanziaria per l’esercizio 2010, ha precisato che la contrazione del personale Inps, a causa del costante esodo di risorse umane, rischia di compromettere i livelli di servizio.

La senatrice chiede quindi al ministro del Lavoro di sapere se corrisponda al vero che la macchina organizzativa dell’Inps funzionerebbe meglio con l’aumento dell’organico (come si evince dalla relazione della Corte dei conti) e, in caso affermativo, se il Ministro in indirizzo ritenga di dover intervenire al fine di promuovere l’accesso nei ruoli dei vincitori di concorsi già espletati dall’Inps e garantire quindi il buon funzionamento dell’ente medesimo.

Mastrapasqua: «SuperInps, una sfida per tutta la Pa. Da fusione con Inpdap economie nel medio periodo»

1a1a10_mastrapasqua-antonio-imagoeconomica-258Intervista al presidente Inps del Sole 24 Ore. L'operazione SuperInps, decisa con il decreto di dicembre che ha soppresso Inpdap ed Enpals, non ha precedenti, per dimensioni, con altre razionalizzazioni recenti di enti. Se per le vecchie incorporazioni di Ipost in Inps e di Ipsema e Ispesl in Inail non erano state fatte stime di risparmio, questa volta il legislatore ci riprova, sia pure con obiettivi modesti: 20 milioni di euro nel 2012, 50 milioni per l'anno 2013 e 100 milioni a decorrere dal 2014. La decisione di destinare questi risparmi al fondo ammortamento debito sembra indicare una scarsa fiducia sulla possibilità di ottenere vere economie nel breve termine da un'operazione lanciata senza un vero piano industriale già scritto. Abbiamo chiesto che cosa ne pensa il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua

 

Quali saranno i numeri di Superinps a regime?

La nascita del «nuovo Inps» non ha precedenti che io sappia. Anche perché l'Inps non ha confronti facili nei sistemi di Welfare europei. In Francia ci sono otto enti che fanno le cose che fa l'Inps; in Germania ce ne sono sei. E nonostante il fatto che qualcuno ancora dipinga l'Istituto come un pachiderma, per i suoi 27mila dipendenti, che diventeranno poco meno di 35mila con l'integrazione di Inpdap ed Enpals, in Germania i dipendenti pubblici addetti alle cose di cui ci occupiamo sono complessivamente più di 60mila; in Francia quasi 120mila

 

Per assorbire i soprannumerari Inpdap è possibile immaginare un nuovo blocco alle assunzioni in Inps?

Il problema del personale non esiste. L'Inps negli ultimi anni ha perso circa un migliaio di dipendenti l'anno per il freno nel turn over. E, come ho detto, all'estero fanno il nostro lavoro con un numero doppio o triplo dei nostri dipendenti.

Sembra che la cura dimagrante ( o possiamo definirlo digiuno totale?) degli impiegati pubblici Inps abbia funzionato benissimo a quanto pare. Sono la metà di quelli tedeschi ed un quarto di quelli francesi. Lo dice lo stesso presidente Inps.

Sembra che il tormentone retorico dell "adeguarsi ai paesi civili europei" per giustificare qualunque distruzione questa volta non possa venir citato. Stavolta non funziona. Per la prima volta nella storia Europea sono loro che dovrebbero adeguarsi a noi. Alla nostra nuova, terrificante sobrietà.

La cosa divertente è che si continua imperterriti ed ostinati a non assumere ed a  parlare di tagli d'organico. Ancora?

La Corte dei Conti afferma che la carenza d'organico Inps assume livelli allarmanti.

Ma la parola d'ordine è che non si deve assumere. Mai. Per nessun motivo.

La riduzione del personale Inps viaggia sui mille dipendenti ogni anno. Lo dice lo stesso Mastrapasqua. Non si contano più gli articoli di stampa che riportano i disagi degli utenti Inps, i ritardi mostruosi nelle erogazioni, le denunce dei patronati, gli appelli dei presidenti provinciali Inps per la carenza di personale.

Ma non si ci deve azzardare neanche a "chiedere" le autorizzazioni ad assumere.

 

 

Camusso: 65mila esodati? Mastrapasqua si dimetta.

 

http://www.unita.it/notizie-flash/pensioni-camusso-65mila-esodati-mastrapasqua-si-dimetta-1.401165

 

Roma, 13 apr. (TMNews) - "Se il Governo confermasse la cifra di 65mila, la stessa calcolata nella discussione sul Milleproroghe, a noi non resterebbe che una strada: chiedere le dimissioni del presidente dell'Inps perchè incapace di governare i contributi delle persone". Lo ha detto il leader della Cgil, Susanna Camusso, concludendo la manifestazione unitaria sugli esodati, aggiungendo che "è insopportabile giocare con la vita delle persone".

IL PUGNO DI FERRO DI MASTRAPASQUA

- Giorgio Meletti per "il Fatto quotidiano"

5 Aprile 2012

  

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/inps-inps-hurra-il-padre-padrone-dellinps-antonio-mastrapasqua-adotta-il-metodo-equitalia-di-37528.htm#Scene_1

 

Nunzia C., 78 anni, vedova di Gela, due giorni fa si è uccisa gettandosi dal quarto piano poco dopo aver appreso che la sua pensione di reversibilità era stata ridotta dall'Inps da 800 a 600 euro. A Bari, il giorno di Capodanno, un pensionato di 73 anni si è buttato anche lui dal quarto piano dopo aver ricevuto la richiesta di 5 mila euro indebitamente percepiti negli anni precedenti. Un sindacalista di Bari, Franco Filieri della Cisl, protesta inascoltato contro la "vessatoria operazione dei recuperi Inps, con assurde richieste di restituzione di somme servite per provvedere alle necessità primarie della vita".

 

Il problema è scottante, come dimostra il verbale di una tesa riunione svoltasi lo scorso 25 novembre. Intorno al tavolo il presidente-padrone dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, il direttore generale Mauro Nori, il magistrato della Corte dei Conti delegato al controllo dell'istituto, Antonio Ferrara, e il collegio dei sindaci revisori al completo.

Un consesso un po' strano, ma l'unico possibile, visto che l'istituto previdenziale - che gestisce ogni anno centinaia di miliardi di euro e le pensioni di milioni di italiani - non ha un consiglio d'amministrazione. "Una follia - protesta Guido Abbadessa, presidente del consiglio di vigilanza sull'Inps - non può esserci tanto potere concentrato in una sola persona".

 

Nella riunione si discute delle nuove "modalità di gestione dei crediti derivanti da indebiti pensionistici nelle fasi antecedenti all'avviso di addebito". Traduciamo dal burocratese. Negli assegni di pensione ci sono delle componenti (per esempio gli assegni familiari) dipendenti da eventuali altri redditi del pensionato. Perciò ogni anno chi percepisce un assegno dall'Inps deve comunicare i suoi redditi, e gli uffici verificano se per caso è venuto meno qualche diritto. Spesso si tratta di limare pensioni da fame.

Mastrapasqua ha inventato una modalità severa. Una volta che gli uffici accertano che è venuto meno un diritto, e che sono state versate somme indebite, mandano una secca lettera (l'avviso di addebito) con cui si annuncia la riduzione dell'assegno mensile, e il recupero degli "indebiti pregressi" con trattenute rateali sulle mensilità future. Il pensionato non può far altro che pagare, e nel frattempo fare ricorso senza però sapere su quali dati e con quale calcolo si è arrivati alla infausta diagnosi. Con questo nuovo sistema sono state mandate 350 mila lettere ad altrettanti pensionati.

 

Nella riunione del 25 novembre è il magistrato della Corte dei Conti a sollevare più di un'obiezione. Intanto, ricorda, prima dell'avviso di addebito una modalità più attenta servirebbe a ridurre il contenzioso. Sull'Inps gravano quasi 900 mila cause in sospeso con i pensionati. Nel 2010 se ne sono definite 318 mila, secondo la Corte dei Conti, ma in 60 mila casi è stata risolutiva la morte del pensionato, mentre in caso di sentenza sulla materia previdenziale l'Istituto perde metà delle cause.

Il magistrato Ferrara fa notare a Mastrapasqua anche un altro aspetto che dovrebbe essere "maggiormente ponderato". Se un pensionato non comunica i suoi redditi all'Inps, l'omissione comporta in automatico la perdita di certi assegni accessori. Siccome stiamo parlando di anziani, in molti casi il pensionato ha l'Alzheimer, o comunque non è in gran forma.

Dice Ferrara a Mastrapasqua: "È il dipendente dell'Inps che deve provvedere alla verifica del reddito entro l'anno in corso, non è l'assicurato che deve farsene carico sempre e comunque. L'Inps non è l'Agenzia delle Entrate e quindi la pura logica di riscossione deve essere mediata dal ruolo che lo stesso Istituto ricopre come ente di tutela".

 

Ecco, la Corte dei Conti, custode del denaro pubblico, ricorda a Mastrapasqua che l'Inps esiste per accompagnare la vecchiaia dei nostri padri e nonni, non per vessarli come un esattore. Mastrapasqua va dritto come un treno: pur assicurando attenzione "alle osservazioni del Magistrato", conferma che farà come ha deciso.

 

Il presidente del Collegio dei sindaci, Maria Teresa Ferraro, fa un ultimo tentativo: "Discutiamone prima con i ministeri vigilanti". Mastrapasqua chiude la discussione: il mio documento non giustifica "allarmismi di qualsivoglia natura", dice, e va bene così. Partono le 350 mila lettere, e chi ne ha la forza e la capacità fa ricorso. Magari gli uffici hanno sbagliato. Ma la cosa non interessa al presidente dell'Inps. "In tre anni che sono alla guida dei pensionati Cgil sono riuscita a vederlo solo una volta", dice Carla Cantone, "e così non so come spiegargli che i pensionati vivono nella paura di questa lettera senza preavviso e senza possibilità di contraddittorio".

 

2 - LE SUE POLTRONE NON FINISCONO MAI
Caterina Perniconi per il "Fatto quotidiano"

Anche se non ve ne siete mai accorti, il giardiniere che cura i vostri gerani potrebbe essere Antonio Mastrapasqua. Più probabilmente è l'amministratore del vostro condominio. Perché il Super direttore dell'Inps e Vice presidente di Equitalia quasi certamente gode del dono dell'ubiquità. Infatti oltre alle 25 cariche note, dalla presidenza di Idea Fimit, la più grande società immobiliare italiana (con 9,5 miliardi di patrimonio e 23 fondi), alle molteplici poltrone nei collegi sindacali, ha anche un'altra serie d'incarichi.

 

 

Da oltre dieci anni (agosto 2011) Mastrapasqua è direttore dell'Ospedale israelitico di Roma, un nosocomio con tre sedi, la più importante sull'isola Tiberina di fronte al Fatebenefratelli, dove "Mr Inps" deve far quadrare i conti. Ma come troverà il tempo? Tra un'analisi del sangue e un check up cardiaco?

Non solo: da giugno dello stesso anno, il Super commercialista - uomo da un milione e duecento mila euro l'anno - è anche Amministratore unico della Litorale SpA, azienda per lo sviluppo economico turistico e occupazionale del litorale laziale. Quindi, oltre ai pensionati, i cattivi pagatori, le case e le cure, Mastrapasqua si occupa anche degli stabilimenti balneari e dei loro estivi frequentatori.

Ma insomma, dove lo troverà tutto questo tempo? Tra l'altro, si sa, "Mr Inps" deve il suo fisico atletico alla frequentazione del circolo Canottieri Roma. Ha proprio tutte le carte in regola per diventare l'idolo delle donne-madri-lavoratrici che un'ora per la palestra se la sognano. Il nostro Super commercialista, invece, non solo si dedica allo sport ma si occupa anche della promozione di quello per i disabili, dal suo incarico di Vice presidente vicario e membro della giunta esecutiva dell'Enpsdi (Ente nazionale promozione sportiva disabili). Carica che mantiene addirittura dal 1992, parola di curriculum ufficiale pubblicato sul sito dell'Inps e di Equitalia.

Non manca poi il tempo per gli amici: con Giampaolo Letta, figlio di Gianni (il grande regista della sua carriera nella Pubblica Amministrazione), va a fare jogging. Con Paolo Garimberti, presidente della Rai, si ritrova al circolo. Infine, nei ritagli di tempo - davvero non sappiamo quali - scrive anche articoli economico finanziari, che gli sono valsi il tesserino da giornalista pubblicista. Forse, l'idea del Super Inps è nata dopo l'attenta valutazione delle potenzialità ubique del Super presidente.

Comunicato UsB Precari

venerdì, 17 febbraio 2012




http://assuntidavvero.usb.it/index.php?id=20&tx_ttnews[tt_news]=40454&cHash=58de9d7ef9&MP=63-629&fb_source=message


28 e 29 Febbraio e 1 Marzo USB con gli ex-interinali inps in presidio dalla Ministra Fornero

 

 

Mentre tutti si affannano a riformare il lavoro c’è chi il lavoro l’ha perso e ha perso anche ogni forma di sostegno al reddito: gli Ex –interinali dell’INPS

 

Mentre tutti, a partire dalla Ministra Fornero, promettono nuova occupazione, meno flessibilità e reddito, vogliamo portare sotto le finestre del Ministero del lavoro la condizione drammatica e reale di giovani, formati, specializzati ex precari, ex ammortizzati in deroga oggi disoccupati in carne e ossa

 

E vogliamo risposte dal Ministero che

di queste persone in carne e ossa deve occuparsi !!!!

anche perché e il Ministero vigilante dell’INPS, che oggi diventa “super”

ma che di fatto ha espulso 1800 lavoratori (*) dal suo ciclo produttivo,

in due tranche, 550 cessati al 31/12/2010, e 1240 al 15/04/2011

pur riconoscendone l’utilità la professionalità

e il bisogno per garantire i servizi

 

tutti parlano dei precari dei disoccupati e dei cassintegrati

ma chi parla con loro? e chi da’ le risposte concrete?

Il Ministro ha detto: le mie porte sono aperte? Bene!

cominciamo dagli ex-interinali inps, chiediamo al Ministro

risposte concrete per un lavoro vero e un salario degno

        appuntamento x tutti dalle ore 9.30 alle ore 14.00 a Roma in Via Veneto 56 raggiungibile con metro A fermata Barberini)

 

             Presidiamo il Ministero diamo visibilità alla nostra condizione e alla nostra lotta!

(*) lavoratori Inps irregolari,assunti a chiamata diretta senza concorso pubblico. Costosissimi, almeno il doppio di un regolare impiegato Inps ( vedere relazione 77/2010 della Corte dei Conti che definisce l'uso degli interinali inps assolutamente anomalo, inidoneo per fronteggiare le allarmanti carenze d'organico Inps, strumento straordinario usato per funzioni ordinarie, problematico sotto il profilo della privacy considerato che il gestore dei dati personali non è lo Stato ma un'agenzia interinale. Nella stessa relazione la Corte definisce lo scorrimento della graduatoria del concorso pubblico B1 Inps assolutamente modesta.)

MILLEPROROGHE

 

 

Tra le novità, la proroga per le assunzioni nel pubblico impiego per tutto il 2012. La norma contenuta nella bozza è finalizzata “a consentire alle amministrazioni interessate (amministrazioni statali, compreso il personale del comparto sicurezza, agenzie ed enti pubblici non economici, compresi gli enti di ricerca) di poter effettuare le assunzioni autorizzate o in corso di autorizzazione, ai sensi della normativa citata nel testo, fino al 31 dicembre 2012“.

 

 

 

1. Il termine per procedere alle assunzioni di personale a tempo indeterminato di cui all'articolo 1, commi 523, 527 e 643, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni, e all'articolo 66, comma 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, è prorogato al 31 dicembre 2012.

2. Il termine per procedere alle assunzioni di personale a tempo indeterminato relative alle cessazioni verificatesi nell'anno 2009 e nell'anno 2010, di cui all'articolo 3, comma 102, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni e all'articolo 66, commi 9-bis, 13 e 14, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 e successive modificazioni, è prorogato al 31 dicembre 2012 e le relative autorizzazioni ad assumere, ove previste, possono essere concesse entro il 31 luglio 2012.

3. All'articolo 66, comma 13, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, le parole: "Per il triennio 2009-2011" sono sostituite dalle seguenti: "Per il quadriennio 2009-2012". Al medesimo comma è soppresso il sesto periodo.

4. L'efficacia delle graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato, relative alle amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni delle assunzioni, approvate successivamente al 31 dicembre 2005, è prorogata fino al 31 dicembre 2012. La disposizione di cui all'articolo 1, comma 346, lettera e), della legge 24 dicembre 2007, n. 244, continua ad applicarsi, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente.

5. Il termine per procedere alle assunzioni relative all'anno 2011, previste dall'articolo 29, comma 9, della legge 30 dicembre 2010, n.
240, è prorogato al 31 dicembre 2012; a tal fine, è considerato il limite di cui all'articolo 51, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, come vigente al 31 dicembre 2010.

6. I termini di efficacia delle graduatorie per assunzioni a tempo indeterminato relative alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, prorogati dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 28 marzo 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 31 marzo 2011, sono ulteriormente prorogati fino al 31 dicembre 2012.

Questo è ciò che dice il Milleproroghe.

Proroga delle assunzioni fino alla fine del 2012. Si può procedere alle assunzioni di personale a tempo indeterminato relative alle cessazioni del 2009 e del 2010. 

L'interpretazione che invece i vertici Inps danno di tale legge, è opposta. Affermano che il Milleproroghe rende le assunzioni Inps più difficili. 

Con tutti i dovuti sforzi accompagnati dalla più buona volontà, l'unica cosa che rimane veramente difficile non sembrano le assunzioni ma semmai capire l'interpretazione che i vertici Inps danno di questa norma.

Patroni Griffi si difende: la mia casa al Colosseo fu acquistata a norma di legge

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-01-11/patroni-griffi-difende-casa-124524.shtml?uuid=AaMiqncE

 

Carlo Malinconico ha messo martedì pomeriggio la parola fine alla sua breve esperienza come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per colpa di salati conti pagati per lui dall'imprenditore Francesco De Vito Piscitelli. Ma chiusa una pagina del genere, un'altra rischia di essere subito aperta e di provocare terremoti nel giovane governo di Mario Monti.


Stavolta a finire sotto la lente è il ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi, che secondo alcuni quotidiani (Il Fatto in primis) avrebbe acqusitato una casa riscattata dall'Inps, affacciata sul Colosseo, a prezzi estremamente vantaggiosi.

Una sorta di nuovo caso Scajola? «Non credo che siano situazioni assimilabili», ha detto ieri lo stesso Patroni Griffi: «Non è una vicenda personale ma ha riguardato tutti gli acquirenti degli enti previdenziali di tutta Italia, secondo parametri fissati per legge - ha aggiunto - quindi è una situazione diffusa e generalizzata».

La vicenda inizia nel 1986, con un affitto agevolato a un giovane vincitore di un concorso di Stato
La vicenda è questa: nella casa di 109 metri quadri in via Monte Oppio 12, con affaccio sul Colosseo e sui Fori Imperiali, Patroni Griffi abita dal 1986, quando la ricevette dall'Inps, come vincitore di un concorso pubblico, con affitto agevolato. Nel 2003 l'ente previdenziale inizia a dismettere parte del suo patrimonio immobiliare e concede la prelazione di acquisto agli inquilini. Il prezzo, però, per una compravendita collettiva sarebbe agevolato solo nel caso l'immobile fosse giudicato popolare, aggettivo che il ministero del Tesoro giudica inadatto al palazzo di via Monte Oppio. Come infatti appariva nelle bozze del decreto del ministero (che il Sole 24 Ore aveva reso pubblico il 2 aprile del 2003), per il quale il valore medio di mercato del palazzo di via Monte Oppio era superiore del 70% al valore medio nel Comune.
Ma gli inquilini non ci stanno: sostenendo che l'edificio è a forte rischio sismico, e dimostrando che in molte parti è praticamente fatiscente, vincono la loro battaglia e ottengono che il loro palazzo venga accatastato come popolare. Fra i presidenti di sezione del Consiglio di Stato che giudicano effettivo quel rischio sismico del palazzo c'è proprio Patroni Griffi. Pertanto, come gli altri inquilini, nel 2008 Patroni Griffi acquista il suo appartamento dall'Inps pagandolo il prezzo popolare di 1.630 euro al metro, per un totale di circa 177mila euro. Quando il suo valore, secondo le stime di oggi, si aggirerebbe sugli 800mila.

La lettera di difesa al Fatto: ho fatto un acquisto secondo le possibilità offerte dalla legge. Scorgere il Colosseo richiederebbe operazioni inconcepibili, io soffro di vertigini
Patroni Griffi si difende dall'accusa, ribadendo la sua buona fede in una lettera inviata proprio al Fatto Quotidiano: nessun privilegio, dice, ma una «posizione» in comune con le «migliaia di cittadini italiani, di ogni condizione sociale, che sono diventati acquirenti, alle condizioni e secondo le procedure volute dal Parlamento, di immobili di enti previdenziali».

 

Il ministro ricostruisce l'intera vicenda, che definisce «personale». A partire dal suo trasferimento a Roma nell'86 dopo aver vinto il concorso pubblico per consigliere di Stato e dalla sua richiesta a vari enti per un alloggio da prendere in locazione, con risposta da parte dell'Inps per l'immobile in questione, «prospiciente i giardinetti su via degli Annibaldi» e dal quale, scrive Patroni Griffi, «scorgere il Colosseo richiederebbe operazioni inconcepibili per chi, come me, soffre di vertigini».

Immobile "di pregio" solo perché ubicato nel centro storico
Il palazzo, prosegue, «fu definito di pregio in virtù della sola sua ubicazione nel centro storico, mentre la legge dava una serie di altri parametri, tra cui lo stato di manutenzione (pensi che non vi era acqua diretta e che comunque l'Inps da molti anni non aveva svolto interventi di manutenzione). Da qui nacque il contenzioso con lo Stato che portò alla conclusione, sulla base di una consulenza tecnica, che quell'immobile, in base a tutti i parametri di legge, non poteva considerarsi di pregio. Il prezzo di vendita, quindi, fu un prezzo stimato di mercato dall'Ute».

«Temo di non essere in grado di scrivere un manuale per "furbetti" come mi viene suggerito», afferma. Patroni Griffi sottolinea di non aver «fruito di alcun privilegio personale». Oggi, aggiunge, «non so se percorrerei le stesse vie legali con tutti gli altri condomini», anche «per gli accostamenti ad altre vicende che, annunciate nei titoli, sono poi maliziosamente negati negli articoli. Vicende che nessuno, in buona fede, può seriamente rapportare alla mia». (Ch. B.)

Toh...

Non sapevamo che l'Inps fornisce case ad affitto agevolato di fronte al Colosseo solo perchè hai vinto un concorso pubblico. E' una magnifica iniziativa ( anche se è un pò difficile da portare avanti considerato che in Italia i vincitori di concorsi pubblici sono centomila).

Ma è valida per tutti i vincitori di concorso?

In ogni caso comunicheremo ai vincitori del nostro concorso di presentare la richiesta scritta.

Per noi andrebbero bene anche quelle case che sono realmente a rischio sismico o che sono realmente case popolari. Siamo disposti a riscattarle anche al normale prezzo di mercato. Non occorre neanche che siano di fronte al Colosseo. Va bene anche a Tiburtina. Anche al sesto o settimo piano, nessuno di noi soffre di vertigini. Grazie per l'iniziativa.

Previdenza: addio anche a Inpdap ed Enpals. Nasce il "super Inps"

http://www.corriereinformazione.it/2011120515737/fisco-e-previdenza/previdenza-addio-anche-a-inpdap-ed-enpals-nasce-il-qsuper-inpsq.html

5  Dicembre 2011

Se sugli enti inutili e i costi degli apparati amministrativi non c’è verso di riuscire ad intervenire in modo incisivo, sul fronte della razionalizzazione degli enti previdenziali il cammino legislativo si muove ormai con incredibile speditezza. Dopo i precedenti accorpamenti di Ipsema e Ispsel, iPost e Enam, confluiti, rispettivamente, in Inail, Inps e Inpdap, stavolta tocca proprio all’ente di previdenza del pubblico impiego subire la scure dei tagli imposti dalla manovra del governo Monti.

L’obiettivo ─ così si legge nel decreto approvato ieri ─ è quello di garantire “convergenza ed armonizzazione del sistema pensionistico attraverso l’applicazione del metodo contributivo, nonché […] migliorare l’efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa nel settore previdenziale e assistenziale”.
Il risultato è che
Inpdap e Enpals (quest’ultimo è l’ente di previdenza dei lavoratori dello spettacolo) vengono soppressi per confluire entrambi nell’Istituto nazionale di previdenza sociale, che a buon diritto potrà fregiarsi (almeno presso l’opinione pubblica) dell’appellativo di "super Inps".

E in effetti quello che è già il più grande ente di previdenza italiano (e uno dei maggiori europei) si appresta a diventare un vero colosso previdenziale. Ai
25 milioni di conti assicurativi e ai 18 milioni di trattamenti pensionistici gestiti oggi dall’Inps si aggiungeranno infatti i circa 2 milioni e 600 mila pensionati Inpdap e gli oltre 3,5 milioni di lavoratori assicurati del pubblico impiego. L’Enpals invece porterà in dote circa 300 mila iscritti e 60 mila pensionati.
Confluiranno nelle sedi Inps anche più di 7mila dipendenti, che andranno ad aggiungersi ai quasi 26 mila già in servizio presso gli oltre 300 uffici Inps in Italia.

L’Inps dovrà farsi carico però anche della
situazione finanziaria tutt’altro che florida dell’Istituto di previdenza del pubblico impiego. I preventivi del bilancio 2011 indicano infatti un disavanzo in crescita a 10,4 miliardi di euro. Del resto non potrebbe essere altrimenti alla luce del prolungato blocco del turn over nella pubblica amministrazione, che ha portato ad un rapporto tra lavoratori e pensionati pari a 1,10 (era 1,53 nel 2007).

I problemi finanziari peraltro non saranno i soli ostacoli di un accorpamento di così grandi dimensioni, che dovrà farsi carico nei prossimi mesi di una complessa integrazione di procedure informatiche e archivi, oltre che dei sistemi organizzativi.
Il maxi accorpamento, ad ogni modo, dovrebbe tradursi in un risparmio in termini di costi di funzionamento di almeno
20 milioni di euro nel 2012, 50 milioni nel 2013 e circa il doppio a partire dal 2014.

Pensioni, Inps: l'età media dei pensionati per anzianità è di 58,7 anni

 http://www.oipamagazine.eu/categoria3964/Economia-e-Finanza/Economia-e-Lavoro/pensioni-inps-l%5Eet%C3%A0-media-dei-pensionati-per-anzianit%C3%A0-%C3%A8-di-587-anni.html

Il dato, relativo ai primi 10 mesi dell'anno, è aumentato solo dello 0,1% rispetto al 2010. Mastrapasqua (Inps): "La crescita dell'età di uscita è ancora troppo lenta. Con il sistema contributivo diventa obbligatorio ricorrere alla pensione integrativa"


 

Quasi impercettibile l’aumento dell’età media dei pensionati Inps per anzianità. Nei primi dieci mesi del 2011 il dato è passato a 58,7 anni rispetto ai 58,6 dell’anno precedente. È quanto emerge dagli ultimi dati dell’istituto previdenziale che diffusi dall’agenzia Ansa. 
Nel complesso, considerando cioè pensioni di vecchiaia e anzianità, l'età media di uscita è stata di 60,2 anni, in calo rispetto ai 60,4 anni del 2010. Per i dipendenti è passata dai 58,3 anni in media del 2010 ai 58,5 dei primi 10 mesi del 2011, mentre per gli autonomi è addirittura scesa passando da 59,1 anni in media a 59. L’indagine dell’Inps è comunque viziata dal fatto che la finestra mobile (12 mesi per i dipendenti e 18 per gli autonomi dal momento del raggiungimento dei requisiti per la pensione) non ha ancora dispiegato i suoi effetti completamente. Fino allo scorso mese di luglio, lo ricordiamo, i dipendenti che nel 2010 avevano raggiunto almeno i 59 anni di età e i 36 di contributi avevano la possibilità di andare in pensione con le vecchie regole e le finestre vigenti nel 2010. La soglia di uscita per i lavoratori che si congedano dal lavoro con l'età di vecchiaia - 65 anni gli uomini e 60 le donne – è fissata in media a 62,7 anni.
In totale, i pensionamenti nel periodo gennaio-ottobre di quest’anno sono stati 224.241 con un età media di 60,2 anni. Le uscite per anzianità sono state 136.015, con un’età media di 58,7 anni, e quelle per vecchiaia appena 88.226 (62,7 anni l'età media).

Commentando questi dati, il presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua (foto) ha detto che "la crescita dell'età di uscita dei pensionati per anzianità è ancora troppo lenta". Secondo il numero uno dell'istituto, i lavoratori italiani sono ancora "molto lontani" dalla media di pensionamento europea. "Dove si va in pensione più avanti - ha aggiunto Mastrapasqua - le aziende aumentano la produttività. Ci sono studi che lo dimostrano. Se in azienda c'è un dipendente anziano può diventare il tutor della persona che entra". Insomma, aumentando "l'anzianità, aumentano la produttività e il benessere delle persone che sono in azienda". Secondo Mastrapasqua "il mondo ha bisogno di produrre e di aumentare il pil. Dobbiamo entrare in una visione globale e non esitare in conservatorismi che limitano la nostra produzione".
Il presidente dell'Inps fa poi una riflessione sul sistema italiano, soffermandosi sul fatto che la pensione complementare ha in Italia una penetrazione del 23%, contro il 91% raggiunto all'estero. Finora la pensione integrativa, come ha spiegato Mastrapasqua, in Italia non è stata ritenuta utile, ma oggi "con il sistema contributivo non solo serve, ma è obbligatorio farla".

Sarà vero? Non lo sappiamo.

Sappiamo però un'altra cosa. Ed è certa.  

Dove si va in pensione più avanti, si impedisce l'accesso al lavoro ai giovani. Coloro che non lavoreranno mai. 

L'UNIONE SARDA - Economia: «Prestazioni garantite in trenta giorni: sostegno essenziale»

Il ruolo dell'Ente in Sardegna

 

http://www.regione.sardegna.it/j/v/492?s=181271&v=2&c=1489&t=1

Un ruolo di assistenza e sostegno imprescindibile per la società. Il bilancio sociale dell'Inps, presentato ieri a Cagliari, ha confermato che la Sardegna continua a risentire pesantemente della crisi e soprattutto mette in rilievo il prezioso apporto dato dall'ente di previdenza con gli ammortizzatori sociali. «La situazione della popolazione, in particolare per i giovani e le fasce più deboli socialmente ed economicamente, non accenna a migliorare», ha spiegato il direttore regionale dell'ente, Salvatore Putzolu, «per questo l'analisi che l'Inps fa ogni anno è fondamentale per prendere le necessarie decisioni politiche e correggere la rotta». INTERVENTI «Riuscire a garantire le prestazioni in 30 giorni è un aiuto fondamentale in un momento di crisi», ha risposto il presidente del Consiglio di vigilanza dell'Inps, Guido Abbadessa. «Quindi non si può fare a meno dell'ente». «L'istituto, che rappresenta il 25% della spesa pubblica italiana, è il simbolo dell'azione sociale», ha rimarcato il direttore generale dell'Inps, Mauro Nori che ha anche assicurato una maggiore efficienza attraverso la digitalizzazione dei servizi. Mentre per il presidente del Comitato regionale Inps, Giovanni Basciu, «il bilancio sociale dovrebbe essere reso noto all'inizio dell'anno per poter prendere le decisioni nei tempi giusti». ORGANICO Ma i problemi per l'istituto non mancano. «Quello che abbiamo presentato è il terzo bilancio sociale e lo abbiamo fatto nonostante il personale ridotto», ha spiegato Putzolu. «Le persone sono state il vero fattore strategico. Grazie alle loro competenze e alle loro motivazioni è stato possibile superare il gap del forte depauperamento delle risorse». I dipendenti Inps, a fronte del continuo aumento di servizi da erogare, sono infatti diminuiti, passando da 1.005 nel 2001 a 803 nel 2010. «È un miracolo che l'Inps riesca a garantire le prestazioni viste le carenze di organico», ha detto Marinora Di Biase della Cgil. «Non vorrei che questo rientrasse in un disegno più grande mirato a spezzettare l'istituto per poi privatizzarlo». Ipotesi respinta dal direttore generale: l'ente sarà «difeso con forza», ha sottolineato. Per Nori, poi, l'Inps riuscirà a riprendersi e a superare la crisi.

MANTOVA: CARRA (PD), INPS IN CARENZA DI ORGANICO NON PAGA LA CASSA INTEGRAZIONE

 

http://www.agenparl.it/articoli/news/economia/20110708-mantova-carra-pd-inps-in-carenza-di-organico-non-paga-la-cassa-integrazione

 

AGENPARL) – Roma, 08 lug – Solo a Mantova ci sono circa mille lavoratori che da aprile sono in cassa integrazione, ma nessuno di questi ha ricevuto alcun pagamento. Una situazione che è stata determinata da un lato, dal mancato via libera della Regione Lombardia e dall'altra da una forte carenza di personale dell'Inps. E' quanto denunciato in un'interrogazione dall'on. Marco Carra del Pd che chiede al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di prendere provvedimenti al fine di velocizzare le pratiche e sbloccare i pagamenti.

Libero news

http://www.libero-news.it/news/867139/Sicilia-Petrotta-Inps-Istituto-perde-pezzi-riduzione-organico-del-39.html

 

Sicilia: Petrotta (Inps), Istituto perde pezzi, riduzione organico del 3,9%

 

Palermo, 11 nov. - (Adnkronos) - "L'Inps in Sicilia perde pezzi. Molti sono andati in pensione, ma il blocco delle assunzioni non ha permesso di colmare del tutto i vuoti in organico, rendendo l'attivita' dell'Istituto ancora piu' difficoltosa". A lanciare l'allarme e' Maria Sandra Petrotta, direttore regionale siciliano dell'Istituto nazionale di previdenza sociale. il personale dell'Inps della regione al 31 dicembre del 2010 e' pari a 2.119 unita'. Solo dal confronto con il 2009 la riduzione raggiunge circa il 4% della forza lavoro. La presenza fisica sul territorio, misurata dall'indicatore di struttura (rapporto tra residenti e struttura Inps), fornisce il dato medio di una struttura Inps ogni 117.467 abitanti. "La significativa riduzione delle risorse - spiega Petrotta - e' stata parzialmente compensata dall'immissione di personale in comando o mobilita' inter-ente". "Il trend storico del quinquennio 2006/2010 - si legge nel Bilancio sociale 2010 dell'Ente, presentato oggi a Palermo - ha visto un notevole esodo per pensionamento di personale dell'Istituto (668 unita'). Il deficit di organico e' stato colmato solo in parte attraverso l'immissione di personale proveniente da altri enti, non potendo ricorrere ad altre forme di assunzione. In ogni caso, la riduzione di organico dal 2009 al 2010 e' stata pari a -3,9%". "Nonostante la costante riduzione delle risorse umane disponibili - ha concluso Petrotta - e' stato possibile rilevare un miglioramento degli indicatori di qualita' del 14% rispetto al 2009". 11/11/2011

Quotidiano.net

http://qn.quotidiano.net/cronaca/2011/10/18/603127-concorsi_pubblici_tsunami_lazio_annullato_bando_dirigenza.shtml

Concorsi pubblici, tsunami Tar Lazio: annullato bando dirigenza

Esulta la Dirstat, Boiano: “Facciamo scorrere le graduatorie”

Il giudice amministrativo annulla il concorso per il reclutamento di 175 dirigenti di seconda fascia per l’Agenzia delle Entrate. La Dirstat: “Volevano regolarizzare l’illegalità, ora spingeremo per lo scorrimento delle precedenti graduatorie”

 
 

Roma, 18 ottobre 2011 - Finalmente, come si suol dire, la luce. La sentenza n.7636/2011 del Tar del Lazio ha annullato il concorso bandito dall’Agenzia delle Entrate il 29 Ottobre 2010 per il reclutamento di 175 posti di dirigenti di seconda fascia, come autorizzata dal Ministero dell’Economia e Finanze quale organo controllore ad esso sovraordinato.

 

Cosa vuol dire? Vuol dire che, il più presto possibile, si procederà allo scorrimento delle graduatorie invocato a gran voce dalle associazioni di categoria.
Coma si ricorderà la Dirstat, alla pubblicazione del bando, agì con regolare atto di diffida notificato all’Agenzia delle Entrate Direzione Centrale del Personale ed al Ministero dell’Economia e Finanze.

 

Questo per portare alla luce, secondo la Dirstat stessa – “tutte le gravi violazioni di leggi e regolamenti, in modo particolare il mancato scorrimento delle graduatorie degli idonei degli ultimi concorsi banditi dall’ Amministrazione finanziaria che secondo autorevole giurisprudenza rappresenta Atto di obbligo e non meramente discrezionale (cfr.Cassazione SS.UU.9 febbraio 2009 n.3055; si veda anche recente Plenaria Consiglio di Stato luglio 2011).

 

Ma perché questa pronuncia è fondamentale? Lo chiediamo a Pietro Paolo Boiano, segretario nazionale Dirstat: “La sentenza odierna - in netta sintonia con quella pronunziata il 1 agosto 2011 n.6884 – ha stigmatizzato il comportamento dell’Agenzia nelle reiterate violazioni di leggi ed in modo particolare il dilagare delle reggenze evidenziando che il provvedimento di reggenza è temporaneo, vale a dire per il tempo strettamente necessario per l’indizione del concorso e non sine die".

 

"Le sentenze appena pronunziate potrebbero costituire una svolta per l’Agenzia delle Entrate voltando pagina dando luogo allo scorrimento delle graduatorie in quanto contrariamente a quanto si sostiene tra gli idonei ai concorsi precedenti banditi dal Ministero delle Finanze si annoverano bravi funzionari di carriera direttiva ordinaria che non sono ancora in età di pensione e che al momento delle istituite Agenzie fiscali (2001) avevano appena superati i 40 anni e di conseguenza non si comprende il motivo del mancato scorrimento delle graduatorie”

 

Quindi prossimamente questo scorrimento ci sarà?
“Il Tribunale Amministrativo in modo inequivocabile ha statuito che nella P.A. l’accesso alla dirigenza avviene solo con regolari procedure selettive e che è possibile reclutare dirigenti al di fuori della dotazione organica solo in rarissimi casi ovvero in assenza di determinate professionalità non rinvenibili nei ruolo dell’Amministrazione ( dlgs 165/2001 art.19 comma 6). Era chiaro che il concorso bandito con quelle procedure significasse la definitiva sistemazione di alcune posizioni dirigenziali illegittime”.

 

La situazione quindi sta tornando alla normalità. Come vi muoverete ora?
“Cercheremo di far rispettare la legalità fino alla fine. Le problematiche sono state affrontate anche da alcuni parlamentari che attraverso interrogazioni ed interpellanze hanno tentato di far rientrare tali gravi violazioni ma con risultati poco soddisfacenti. Noi saremo sempre il cane da guardia delle procedure concorsuali, ma necessita che l’Agenzia delle Entrate riconosca gli errori fin qui commessi e li ripari con atti concreti. Sempre che non prevalga la tentazione di impugnare la sentenza del Tar dinanzi al Consiglio di Stato. In ogni caso la Dirstat sarà sempre per la difesa dei diritti dei pubblici dipendenti”.

di Paolo Rosato

 

COMITATO XXVII OTTOBRE A L’AQUILA, PER TORNARE A SPERARE NELLA RINASCITA DEL PAESE

 

L’Aquila, una città ferita, silenziosa e immobile, ma fiera e dignitosa, ha accolto l’incontro organizzato dal Comitato XVIII Ottobre con l’on. Cesare Damiano, esponenti del mondo sindacale del pubblico impiego e del Partito Democratico, tenutosi il 22 ottobre in Piazza Duomo, sotto la tenda conferenze di Piazza Duomo, già di per sé emblema di precarietà.

Una città simbolo della difficile situazione che vive il Paese, tra le tante macerie che attendono di essere rimosse, tanta voglia di ripartire, tante energie ed entusiasmi di giovani che rimangono per troppo tempo in panchina, un vero spreco di umanità e di energie.

Il Comitato XXVIII Ottobre nasce per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla situazione della pubblica amministrazione, sui disagi causati dal perdurante blocco del turnover, su intere generazioni che rimangono fuori dalla porta nonostante idoneità a concorsi pubblici e addirittura concorsi vinti, mentre continuano a perpetrarsi sprechi e consulenze inutili e costosissime, malgestioni di ogni tipo che gridano vendetta.

L’incontro è stato incentrato sul tema delle proposta di legge cui ha dato contributo fondamentale l’On. Damiano che prevede, tra l’altro, la necessità di non bandire più concorsi se non sono esaurite le graduatorie di concorsi già banditi, per non creare ulteriori illusioni, con l’ulteriore clausola della necessità di assorbire, in caso di indizione di nuovi concorsi per esaurimento dei vincitori, il 50% dei posti dalle graduatorie degli idonei, nonché la proroga di validità fino alla fine del 2015 delle graduatorie vigenti. Si è trattato, ha spiegato l’on. Damiano, di una soluzione di compromesso dovuta alle chiusure della Lega in tal senso, tale proposta dovrebbe essere al più presto calendarizzata e si spera che vada in porto così come viene presentata.

L’incontro è stata anche una valida occasione per toccare con mano il disagio che sta vivendo tutto il comparto pubblico, sia per la frustrazione di tanti giovani preparati e volenterosi, che chiedono che le loro legittime aspirazioni siano tenute in considerazione, e che non riescono ad entrare, sia per chi non riesce a progredire, nonostante i titoli, i meriti e tanti anni di lavoro e di competenze ed esperienze acquisite.

Un ringraziamento particolare va alla Città dell’Aquila, che ha ospitato l’incontro e che si spera torni a rivivere veramente, al Comitato organizzatore, alle forze sindacali e politiche che stanno supportando il progetto, e all’On. Damiano, che ha dimostrato sensibilità e competenza un ordine alle problematiche del lavoro, con serietà e senza demagogia, che pure sarebbe facile, e senza le false promesse che siamo abituati a ricevere dai politici.

 

http://www.neapolisroma.it/?p=3359

Pessima proposta di legge.

Tale proposta infatti prevede una libertà pressochè totale nell' indire nuovi concorsi anche in presenza di graduatorie valide per la stessa mansione. Unico obbligo sarebbe l'assunzione del 50% dei posti del nuovo concorso dalla graduatoria di idonei del concorso precedente.

Se desideriamo un sistema di moltiplicazione infinita degli idonei, l'abbiamo trovato.

Indire un nuovo concorso, per esempio di 60 posti, significa creare una seconda graduatoria di centinaia di persone nuovamente e vanamente in attesa che si aggiunge alle centinaia di persone in attesa della graduatoria precedente, quindi ben poco importa se 30 di tali posti vengono ricoperti utilizzando la prima graduatoria.

Questo non è un compromesso, è solo una sconfitta per gli idonei dei concorsi. In quanto tale proposta è studiata per tutelare solo i vincitori ( poche decine talvolta, non bastano affatto per coprire il reale fabbisogno d'organico delle P.A) e paradossalmente i precari e gli interinali che entrano senza concorso, dato che qualcuno dovrà pur coprire le carenze di personale causate dalla mancata assunzione degli idonei dei concorsi.

La presenza di persone che definiscono tale proposta come un miglioramento, può solo amareggiare. Evidentemente non tengono conto del fatto che, non solo non esiste una legge che preveda necessariamente l'assunzione degli idonei dei concorsi, ma NON ESISTE NEANCHE una legge che autorizza le P.A nell'esercizio di una discrezionalità "totale" nell'indire tutti i concorsi che desidera anche in presenza di una graduatoria valida per le stesse mansioni. Tali problemi infatti, essendo questioni di merito, buona amministrazione, imparzialità etc vengono eventualmente giudicati dal Tar su ricorso dei concorsisti. Altamente indicativo in proposito risulta il recente e crescente aumento  delle sentenze Tar e Consiglio di Stato che condannano l'indizione di nuovi concorsi in presenza di una graduatoria valida per le stesse mansioni (le sentenze sono visionabili nella sezione giurisprudenza sui concorsi di questo sito).

Tale proposta invece tende a legittimare una libertà semi-totale della PA nell'indire un nuovo concorso (o più di uno) ANCHE in presenza di una graduatoria valida per le stesse mansioni. Unico limite? Una percentuale di posti da assumere dalla graduatoria precedente.

Quindi questa proposta è indubbiamente peggiorativa rispetto alla situazione attuale.

Ribadire una difesa di questa proposta incentrata sul fatto che la PA non "deve" necessariamente bandire un nuovo concorso pur in presenza di una graduatoria valida, ma che "può" farlo se lo desidera, risulta francamente una difesa ridicola, ambigua nella sua spudorata insostenibilità.

E' già gravissimo il fatto che le sia data la possibilità di farlo, tutte le volte che desidera, in netto contrasto con le più recenti sentenze Tar e Consiglio di Stato.

E' come proporre una legge di depenalizzazione del furto per poi dire che con tale legge il ladro non "deve" necessariamente rubare, ma semplicemente "può" farlo ripetutamente se decide di farlo.

Quindi sta alla discrezionalità del ladro.

Dobbiamo avere fiducia in lui.

Per quale assurdo motivo dovremmo fidarci della volontà delle P.A di assumere dalle graduatorie già esistenti senza bandire un nuovo concorso, quando tutti sappiamo che spesso i concorsi possono benissimo essere macchine per fare denaro? Per quale altro motivo è già successo centinaia di volte che le PA bandiscono nuovi concorsi dimenticandosi (volutamente) della graduatoria precedente? Se tutto questo accade senza disposizioni di legge in merito perchè mai le P.A dovrebbero fare diversamente nel momento in cui esiste persino una legge che li autorizza a farlo tutte le volte che desiderano?

Chi sostiene tale proposta di legge affermava ed afferma ancora di voler "bloccare la macchina dei concorsi". Stranamente lo fa tramite proposte di legge che lanciano quella stessa macchina a pieno regime.

 

 

CISL Cagliari
13/10/2011
Per gli interinali INPS, prospettive di integrazione al reddito e di utilizzo nel 2012.
Incontro a Roma sugli ex interinali dell'INPS.
Incontro a Roma con l'INPS delle organizzazioni sindacali FELSA NIDIL UILTEMP sulla situazione degli ex interinali dell'INPS.
Due sono le novità.
Sono in corso le analisi per verificare quanti lavoratori avranno diritto all'integrazione tra disoccupazione e mobilità. Per il 2012 inoltre, a breve verrà approvato un bando per il ripristino del lavoro interinale. Il sindacato ha chiesto che sia data la precedenza a coloro che hanno già operato nel bacino TEMPOR, attraverso una clausola per il loro impiego. Infine si è chiesto di riconoscere, in futuri concorsi, un punteggio per il lavoro svolto in questi anni presso l'Istituto.
A tali proposte ha risposto il direttore generale che ha assicurato che saranno verificate le risorse disponibili per lavoro temporaneo per l'anno 2012 prima di procedere al
bando (verifica ancora non effettuate anche se ci troviamo già nel mese di ottobre);
che sarà verificata la possibilità di inserimento nel capitolato di gara di una formula che assicuri la
continuità occupazionale di quanti hanno lavorato in questi anni presso Inps;
Infine saranno valutate le modalità per il riconoscimento nei futuri concorsi di un punteggio per il lavoro prestato presso l'Istituto.
C'è l'impegno di riconvocazione entro questo mese di ottobre.
in allegato la nota sindacale.
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Cagliari Cronaca 18/09/2011

http://issuu.com/mugghio/docs/sardegnaquotidiano_20110918

cliccare su pag 14

 

Necessità di 280 impiegati in più SOLO A CAGLIARI.

Noi idonei del concorso B1 Inps, siamo 156, da destinarsi in tutte le sedi d'Italia.

Fino ad oggi solo 163 persone assunte in tutto il territorio nazionale.

Per quanto possa sembrare paradossale tale disperata richiesta di personale non viene formulata a nostro favore. Ma a favore di nuove assunzioni di lavoratori interinali, senza concorso. 

 

Invalidità civile, l’INPS di Messina sommerso dalle pratiche

La carenza di personale dell’INPS paralizza lo smaltimento della pratiche di invalidità civile del 2010 in tutti gli uffici della Sicilia. Stando ai dati presentati dalla Confcommercio isolana, da gennaio dell’anno scorso (quando la legge 102 è diventata operativa) al 30 aprile 2011, all’INPS di Palermo sono arrivati 86 mila verbali di invalidità civile, 22 mila dei quali solo tra gennaio e aprile di quest’anno. Ma la situazione peggiore si registra a Messina, dove le 27.831 pratiche del 2010 sono ancora tutte inevase, mentre per quanto il 2011 su 10.512 istanze ne sono state evase solo 619. Problemi anche a Catania, dove su 50.232 richieste presentate l’anno scorso ne sono state chiuse solo 3.121. Per il 2011 invece, su 19.537 pratiche presentate ne sono state evase 5.196: appena il 6 per cento.   

Siamo veramente preoccupati -dichiara Antonino Barberi, direttore per il Sud Italia del patronato 50&più Enasco. Non solo per gli invalidi civili che hanno fatto richiesta della pensione ma anche per quelli che hanno più semplicemente chiesto il riconoscimento della qualifica, titolo indispensabile in molti casi per ottenere il posto di lavoro o importanti presidi sanitari. Facendo appello al forte senso di responsabilità degli enti coinvolti -aggiunge Barbieri- a nostro giudizio a questo è indispensabile l’intervento del governo nazionale e di politici regionali. I primi con opportune iniziative legislative per superare lo stato di criticità, poiché l’INPS non è assolutamente in grado solo con le proprie forze di far fronte all’emergenza, i secondi impegnandosi invece a utilizzare risorse umane per una task force finalizzata allo smaltimento dell’arretrato fino al raggiungimento di una situazione di normalità ”. 

Secondo quando affermano anche i rappresentanti di Confcommercio attivi all’interno dei Comitati provinciali dell’INPS, da quando con la nuova normativa la competenza è passata dalle ASL all’INPS, è vero non solo che gli uffici siciliani dell’Istituto non riescono ad evadere le migliaia di pratiche arretrate a causa della carenza di personale, ma c’è anche “l’aggravante che il passaggio alla procedura telematica ha creato non pochi problemi soprattutto per il mancato caricamento dei verbali da parte delle ASL, che continuano a compilare ed inviare manualmente le pratiche arretrate del 2010 in formato cartaceo”. 

Particolarmente grave e difficile la situazione in cui versano i soggetti con problemi oncologici (1/5 delle istanze provengono da loro) che per legge dovrebbero essere sottoposti al controllo entro 15 giorni dalla presentazione della richiesta. Attualmente invece, i tempi d’attesa per la visita e la risoluzione della pratica sono diventati in media di 2 anni per tutti, anche i pazienti con tumori. In ogni caso, va meglio per chi ha presentato o presenterà la propria pratica nel 2011, poiché ci sono maggiori possibilità che sia evasa in tempi brevi rispetto alle richieste presentate l’anno scorso, che resteranno bloccate ancora a lungo.

 

http://messina.sicilians.it/2011/06/04/invalidita-civile-linps-di-messina-stravolto-dalle-pratiche/

 

Il Fatto Quotidiano 

 

P.A., l’esercito dei vincitori di concorso
ma disoccupati da anni

Sono 100mila i vincitori di concorsi nella Pubblica amministrazione che, negli ultimi 10 anni, attendono ancora di essere chiamati in servizio. Alcuni in ruoli chiave, come le decine di psicologi che hanno vinto un impiego per lavorare nelle carceri. E poi i casi beffa, come i 107 funzionari ancora non assunti dall'Ice (Istituto per il commercio estero) e appena soppresso da Tremonti

 
In Italia c’è una macchina che funziona benissimo: è quella dei concorsifici. Muove un giro d’affari da 3 miliardi di euro l’anno, tutto a carico delle amministrazioni pubbliche che devono pagare commissioni, società esterne di consulenza e affitti per le sedi di esame. Funziona così bene che solo nel 2010 sono stati banditi da ministeri, enti locali, previdenziali e di ricerca, e amministrazioni provinciali e comunali oltre 7 mila concorsi.

Peccato che – secondo la Cgil – ci siano già circa 100mila tra vincitori e idonei a concorsi nella P.A. pubblicati negli ultimi 10 anni che attendono di essere chiamati in servizio. Insomma, persone che hanno festeggiato un’assunzione mai arrivata, perché ogni anno nella manovra finanziaria viene inserito il blocco del turnover. Anche la legge varata l’altro ieri ha stoppato le assunzioni fino al 2014. Così, se da un lato, il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, annuncia l’esubero di 300mila lavoratori nel comparto pubblico, dall’altro, però, non ferma la stessa Funzione Pubblica che continua a concedere l’autorizzazione a concorsi che sfornano nuovi vincitori precari.

Storie paradossali che andranno ad aggiungersi a quelle che già popolano il Comitato XXVII ottobre che riunisce vincitori e idonei di pubblico concorso ancora in attesa di assunzione.

Come quella che ci ha raccontato Maria Cristina Tomaselli. “A maggio del 2004 – dice – il ministero di Grazia e Giustizia bandisce un concorso per 39 psicologi da assegnare negli istituti penitenziari”. Maria Cristina supera la prova preselettiva nella quale si presentano in 3mila, poi altri due scritti e infine l’orale. “Nel 2006 – continua – arriva la notizia che ti cambia la vita: ‘ho vinto’. Una gioia immensa che, purtroppo, svanisce poco dopo, quando noi vincitori scopriamo di non poter essere assunti per carenza di fondi”. Nel 2008 la beffa: la responsabilità delle assunzioni passa tutta al ministero della Salute, quindi alle Asl che, tuttavia per legge, non sono obbligate a chiamarli. “Lo sconforto – spiega Maria Cristina – diventa tale da pensare che il futuro sia solo nero”. I 39 vincitori decidono, quindi, di ricorrere al Tribunale del Lavoro di Roma che a maggio 2010 gli dà ragione, obbligando il ministero ad assumerli. Ma non c’è tempo per esultare, perché, dice la psicologa, “assurdo dell’assurdo, il ministero ricorre in appello e come unico contentino, dall’anno scorso, ci fa svolgere lo stesso lavoro con un contratto a progetto, di 45 ore mensili per 650 euro lordi”. Così mentre in Italia si muore di carcere, con le strutture vicine al collasso, lungo lo Stivale ci sono solamente 16 psicologi di ruolo e appena 450 che collaborano come consulenti esterni.

Altra situazione inverosimile è quella dei vincitori dell’Ice, l’Istituto del commercio estero che – nonostante fosse già nell’aria la sua soppressione, nel 2008 pubblica un bando per 107 posti. Si presentano in 15mila, tra cui Cinzia Nannipieri, trentenne laureata in Scienze Politiche e Master in Relazioni Internazionali. “Abbiamo svolto tre prove, ci ha raccontato. Lo scritto nel 2009 e l’orale agli inizi del 2010. Uscita la graduatoria, a stento credo ai miei occhi: sono arrivata 65°. Sono tra le vincitrici”.

Ma anche in questa storia, i vincitori non fanno in tempo a stappare lo spumante, perché il ministro Tremonti all’inizio del 2010 prevede il taglio degli enti ritenuti inutili, tra cui quello proprio sull’attività di promozione delle imprese italiane all’estero. Ed anche se lo scorso anno l’istituto continua, comunque, a rimanere a galla, l’avvertimento del responsabile del personale dell’Ice è chiaro: “Sarete assunti da qui a 10 anni”. Una flebile speranza che è naufragata definitivamente in queste ore, visto che la manovra economica ha soppresso l’Ice, con gli uffici all’estero inglobati nelle ambasciate e i dipendenti italiani riassorbiti al ministero dello Sviluppo. “Un sogno infranto che – ammette Cinzia – è costato sudore e tempo”. Ad aiutarli non è, quindi, bastata la lettera che i vincitori hanno scritto la scorsa settimana al presidente delle Repubblica Napolitano chiedendogli “di lottare insieme”.

Ora la speranza per i 107 dell’Ice e per tutti i vincitori e idonei di concorso è riposta nelle mani del Comitato Ristretto della Commissione Lavoro che ha il compito esaminare e accorpare i tre progetti di legge presentati da tre parlamentari: Cesare Damiano (Pd), Antonio Di Pietro (Idv) e Giuliano Cazzola (Pdl) che propongono il prolungamento della scadenza dei concorsi al 2013 e l’obbligo per le amministrazioni di pescare nel bacino dei vincitori prima di indire un nuovo bando.

“Proposte che, secondo Damiano – interpellato da ilfattoquotidiano.it – hanno una chance di attuazione. Ma con questo governo è impossibile sbloccare le assunzioni. Intanto la mia richiesta di conoscere le sorti dei vincitori dell’Ice non ha ancora ottenuto risposta”.

di Patrizia De Rubertis e Clemente Nazzaro
 
 

 

La Cgil si sbaglia, vincitori ed idonei dei concorsi pubblici non sono 100.000, sono almeno 170.000 ( 70.000 vincitori, 100.000 idonei)

 

Sembra che la speranza dei vincitori sia riposta in quei tre progetti di legge descritti nell'articolo.

Non quella degli idonei. Questo è certo.

Se noi idonei dovessimo riporre fiducia nel progetto di legge 4455 dell'IdV....dovremmo semplicemente cancellare qualunque vaga speranza d'assunzione.

Si tratta infatti del progetto di legge più "anti-idoneo" che una mente umana potesse mai cogitare.

Paradossalmente lascia molta più speranza ai lavoratori interinali nella PA ( senza concorso pubblico) che a qualsivoglia idoneo di un concorso pubblico.

Ancora più paradossale risulta l'esplicita volontà di rovinare la nostra situazione fino al punto di presentare un progetto di legge infinitamente peggiore della stessa normativa vigente.

Quest'ultima infatti sancisce una validità delle graduatorie pubbliche di 3 anni sia per i vincitori che per gli idonei.

La proposta Idv invece propone una validità senza termine per i vincitori..e di soli 18 MESI per gli idonei.

Realmente non riusciamo a capire cosa abbiamo mai fatto, noi idonei dei concorsi pubblici, di talmente brutto all' IdV per meritarci un tale trattamento.

Nulla, si tratta solo della comune mentalità che porta la maggioranza delle persone a pensare che l'idoneo dei concorsi pubblici ( che ha superato utilmente tutte le prove del concorso su decine di migliaia di candidati, ed è stato inserito dalla P.A in una graduatoria) non essendo un "vincitore" sia conseguenzialmente una sorta di "unter-mensh" di matrice hitleriana (un ebreo, zingaro etc) ossia un esemplare di una sottocategoria umana che per assioma non  solo non "può" essere titolare di alcun diritto , ma se per disgrazia ne dovesse possedere uno, ebbene questo gli deve essere tolto o deve essere perlomeno ridimensionato (anche con un pizzico d'indignazione, che diamine...come si permette un idoneo ad avere un diritto?)

La parola "idoneo" viene allegramente interpretata come sinonimo di "sconfitto".

Non importa se abbiamo superato utilmente tutte le prove concorsuali, siamo comunque, per prassi, considerati esattamente come tutti quelli che non le hanno superate affatto.

Quindi da una parte abbiamo i "vincitori" dei concorsi (poche decine nel caso Inps, a fronte di una carenza d'organico spaventosa) , tutti gli altri sono i "sconfitti" dei concorsi.

Fine. Non ci sono vie di mezzo.

 

Se non fosse questa la mentalità, perchè mai proporre di dimezzare la validità delle graduatorie ( solo per gli idonei! ) senza motivo alcuno?

Se invece è proprio questa la mentalità vigente, allora crediamo che sia più coerente per

l' IdV proporre direttamente l'eliminazione della figura dell'idoneo e delle graduatorie pubbliche dei concorsi.

Che si assumano solo i vincitori. Fine. Se poi ne servono ancora, si chiamino (senza concorso) gli interinali. Grati e fedeli votanti.

Perlomeno così il progetto IdV suonerebbe più sincero. Ma in questo caso, volontariamente o involontariamente l'IdV difende il clientelismo, l'accesso irregolare agli impieghi nelle PA, la violazione perpetua degli art 97 e 98 della Costituzione.

Perchè ciò che non viene detto è che i vincitori dei concorsi molto spesso non bastano a coprire le carenze d'organico delle Pubbliche Amministrazioni. Difatti quest'ultime colmano tali carenze seguendo altre vie.

Spesso oscure.

 

 

Art. 1 della Costituzione Italiana (novellato da un legislatore sincero)

 

L'Italia è un paese fondato sulla corruzione, sul raggiro, sul feudalesimo monetario, sul perpetuo oltraggio alla meritocrazia ed alla legalità.

 

 

Art. 97

 

Ai pubblici impieghi si accede mediante agenzia interinale, cosche sindacali, sette politiche.

Gli idonei dei concorsi pubblici sono rifiuti umani da lasciar decomporre all'interno di graduatorie pubbliche inutili.

Le graduatorie autenticamente utili, sono private.

 

http://www.napolionline.org/new/parentopoli-verifiche-su-agenzie-interinali

 

Parentopoli, verifiche su agenzie interinali

2 settembre 2010

(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli)

 

Nuove rivelazioni sulle assunzioni pilotate nelle 23 aziende partecipate del comune di Napoli. L’inchiesta aperta dalla magistratura napoletana coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco e dal pm Giancarlo Novelli nelle prossime ore riserverà molte sorprese. Sarebbero pronti decine di avvisi di garanzia e non si escludono misure cautelari. La magistratura partenopea è particolarmente concentrata sui metodi adottati nella selezione del personale. Metodi ‘scientifici’ di lottizzazione dei posti di lavoro che aggirano le leggi vigenti. L’incremento del personale in Napoli Sociale, Arin, Napoli Servizi, Anm, Napoli Park ha alimentato una vera e propria parentopoli. E, spesso le ‘assunzioni pilotate’ vengono ‘legalizzate’ con l’utilizzo di alcune agenzie interinali o di ricerca del personale. Le agenzie Staff Studio e Praxi sono state molte volte contattate dalle partecipate comunali per assumere personale – racconta un dirigente comunale. Qualche esempio? I tre coordinatori assunti dalla azienda partecipata comunale Napoli Sociale sarebbero stati assunti in modo rocambolesco. In piena estate del 2008, viene pubblicato sul sito internet dell’agenzia Studio Staff che ha la sede in Via Bracco (trecento metri da Palazzo San Giacomo) una ‘ricerca di personale’. Una giovane azienda napoletana il cui core business è nel settore dei servizi – si leggeva nell’avviso – ci ha incaricato di ricercare figure professionali da inserire per potenziamento della propria struttura organizzativa. Staff Studio ricercava ‘un responsabile amministrativo, con età orientativa di 35 anni laureato in discipline economiche in possesso di una pregressa esperienza maturata presso un’azienda di servizi’. L’agenzia, inoltre, era pronta a selezionare dei ‘coordinatori di servizi alle persone’ ai quali affidare il coordinamento degli operatori impegnati ‘nell’assistenza ai disabili presso gli istituti scolastici’ in possesso della laurea in sociologia, psicologia, pedagogia, giurisprudenza, educazione professionale. Gli interessati dovevano presentare le domande esclusivamente via internet all’indirizzo lavoro.studiostaffnapoli.it. Stranamente non erano indicati i termini per la presentazione delle domande. Era un bando senza termini di presentazione perché chi era destinato ad essere assunto non si era ancora laureato? Significativa la nota del 15 ottobre del 2008 protocollo numero 433 inviata dal consigliere comunale socialista Carmine Simeone al sindaco Rosa Russo Iervolino, all’assessore Giulio Riccio e al presidente di Napoli Sociale. Simeone esigeva chiarezza. Perché l’avviso non è stato pubblicato sui giornali? – chiedeva il consigliere comunale. La risposta non è mai pervenuta. Nel frattempo, qualche mese dopo furono assunti tre coordinatori: Maria Rosaria Longobardi figlia di Amalia Murolo coordinatrice del consorzio Gesco; Marina Migliaccio nuora del segretario regionale della Uil Antonio Borriello e Maurizio Ponticelli vicino a Sinistra e libertà, il partito dell’assessore alle politiche sociali Giulio Riccio.

 

Dal sito dell'On. Damiano (PD)

VI SEGNALIAMO LA NOTA DELL’ON. MARIA GRAZIA GATTI RIGUARDO ALLA RISOLUZIONE SUI SOMMINISTRATI INPS E AGLI IDONEI DI CONCORSO.

A proposito della risoluzione relativa ai somministrati INPS, vorrei precisare, ma già oggi potrà consultare il resoconto e i relativi allegati della Commissione Lavoro sul sito della Camera, che essa fa salvi tutti i diritti dei vincitori di concorso.Sottolineo che nella risoluzione viene espressamente detto che la prosecuzione per i lavoratori interinali avverrà “senza peraltro determinare forme di stabilizzazione del rapporto di lavoro suscettibili di alterare il quadro normativo vigente per tutta la pubblica amministrazione e fermo restando il diritto dei vincitori di concorso.”

Relativamente ai vincitori di concorso, il sottosegretario che ha espresso il parere del Governo sulla risoluzione, ha dichiarato: “ con riferimento ai vincitori dei pubblici concorsi, che nonostante, come chiarito dal Consiglio di Stato – Sezione V- con sentenza 13 giugno 2006-10 gennaio 2007, n° 53, la vigenza della graduatoria non crea un diritto degli idonei all’assunzione né un obbligo per l’amministrazione di coprire i posti liberi, l’INPS (a seguito dell’espletamento del concorso pubblico, per esami a 50 posti per l’Area B posizione B1) abbia assunto, tra le altre, 60 unità di personale della predetta area funzionale, a fronte di provvedimenti governativi di autorizzazione alle assunzioni. Inoltre è stata concessa all’Ente con DPCM 10 marzo 2011, in corso di registrazione, un’autorizzazione all’assunzione di risorse del suindicato concorso per ulteriori 31 unità che verranno assunte a seguito della pubblicazione del predetto decreto. Infine si informa che per l’anno 2011 l’Istituto sta predisponendo un piano assunzionale che consenta di assumere tutte le figure professionali necessarie per lo svolgimento delle attività istituzionali, sempre nei limiti consentiti dalla normativa vigente in materia di turn-over, tenendo presente in via prioritaria le carenze organiche nei profili corrispondenti.” I lavoratori con contratti di somministrazione sono impiegati nella erogazione delle Casse Integrazioni in Deroga, ed è anche grazie al loro lavoro che l’istituto garantisce l’erogazione tempestiva dell’indennità.

Per quanto riguarda la normativa vigente, informo che è stata recentemente presentata una proposta di legge, a prima firma dell’On. Damiano, “Disposizioni per il superamento del blocco delle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni e per la chiamata dei vincitori e degli idonei nei concorsi indetti dalle medesime”, che ha l’obiettivo di superare i vincoli normativi che ostacolano le assunzioni nelle pubbliche amministrazioni per la chiamata dei vincitori e degli idonei nei concorsi.

Risulta notevolmente divertente che il comunicato che segue ( preso sempre dal blog dell'On.Damiano) cominci con le parole "In coerenza".

Nel comunicato precedente il Pd chiede una proroga per gli interinali Inps senza concorso. (L'Inps stesso ha deciso di troncare quel rapporto irregolare, non conforme con le disposizioni della legge 165/2001).

Nel comunicato successivo (della stessa giornata!) invece si parla di una proposta di legge del Pd per vincitori ed idonei dei concorsi.

Tutto questo "in coerenza" con le iniziative del Pd.

Con una mano si vorrebbero difendere (ma solo teoricamente) i diritti dei vincitori ed idonei dei concorsi. Con l'altra mano contemporaneamente ( ed in modo molto più sostanziale) si difende l'accesso e la continuità lavorativa di chi è entrato nella Pubblica Amministrazione senza concorso e costa pure il doppio di un normale impiegato pubblico.

Bizzarro concetto di coerenza.

Ricordiamo che la fantomatica proposta di legge di cui si parla, successivamente sarebbe diventata una proposta che legittima la PA a fare tutti i concorsi che desidera anche in presenza di una graduatoria valida per le stesse mansioni professionali. Unico limite, l'assunzione del 50% dei nuovi posti messi a concorso utilizzando la graduatoria precedente.

Il miracolo della moltiplicazione delle graduatorie e dei relativi idonei è compiuto.

Rimarranno per sempre all'interno delle loro belle graduatorie e verranno rimpiazzati da precari ed interinali senza concorso.

Tutto in contrasto con le recenti sentenze del Tar e Consiglio di Stato in materia di concorsi pubblici.

E’ IN VIA DI PUBBLICAZIONE LA PROPOSTA DI LEGGE DEL PARTITO DEMOCRATICO PER I VINCITORI E PER GLI IDONEI DEI CONCORSI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE.


In coerenza con le iniziative promosse dal Partito Democratico per i vincitori di concorso e per gli idonei dei concorsi della Pubblica Amministrazione, è in via di pubblicazione una proposta di legge definita con il Coordinamento Nazionale del Comitato XXVII Ottobre che ha per titolo: “Disposizioni per il superamento del blocco delle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni e per la chiamata dei vincitori e degli idonei nei concorsi indetti dalle medesime”.

La proposta è stata presentata il 24 febbraio 2011 – Camera dei Deputati n. 4116, con primo firmatario Cesare Damiano ed ha le firme di tutti componenti PD della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati.

Appena sarà pubblicata dagli uffici della Camera, verrà portata a conoscenza di tutti gli interessati. Consta di 4 articoli:

Art. 1 : Norme per l’indizione di concorsi nelle pubbliche amministrazioni.

Art. 2: Norma transitoria per l’indizione di concorsi nelle pubbliche amministrazioni.

Art. 3 Sblocco del turnover

Art. 4 Copertura finanziaria.

Sono in corso contatti con gli altri Gruppi di maggioranza e di opposizione al fine di pervenire ad una proposta comune.

CAMERA: COMMISSIONE LAVORO, APPROVATA ALL’UNANIMITA’ RISOLUZIONE UNITARIA SUI LAVORATORI INTERINALI DELL’INPS

Il Partito Democratico ha condotto una forte battaglia per impedire che i lavoratori interinali dell’Inps fossero lasciati a casa alla scadenza del loro contratto prevista per il 31 marzo di quest’anno. In commissione Lavoro si e’ giunti ad una risoluzione unitaria che impegna il Governo ad utilizzare le risorse attualmente disponibili presso gli enti previdenziali per evitare che vi sia una interruzione di continuita’ occupazionale per questi lavoratori”. Lo hanno dichiarato, Maria Grazia Gatti e Cesare Damiano deputati Pd della commissione Lavoro della Camera. “In tal modo si puo’ avere a disposizione un ulteriore tempo entro il quale rimuovere il vincolo normativo vigente e consentire la prosecuzione dell’impiego di questi lavoratori con il contratto di somministrazione. L’obiettivo e’, oltre a quello di garantire una continuita’ occupazionale, se pur a temine, quello di consentire agli enti previdenziali di erogare con tempestivita’ servizi essenziali – affermano dal Pd -: il pagamento celere delle casse integrazioni, comprese quelle in deroga; l’emanazione del documento unico di regolarita’ contributiva per le imprese; l’espletamento delle pratiche di disabilita’. L’interruzione anche temporanea di questi servizi potrebbe procurare un grave danno ai cittadini e ai lavoratori e all’ente potrebbe creare problemi di carattere funzionale e amministrativo. E’ chiaro che la risoluzione impegna il Governo a dare rapida attuazione alle modifiche normative necessarie. Questo impegno, che non determina forme di stabilizzazione del rapporto di lavoro, non mette in discussione i diritti dei vincitori di concorso”, concludono Gatti e Damiano.

AGENPARL

Agenzia Parlamentare per l'informazione politica ed economica

 

CONCORSI PUBBLICI: DAMIANO (PD), PER IDONEI BEFFA NEL MILLEPROROGHE

 

Roma, 22 feb - “Il cosiddetto maxiemendamento voluto dal governo al dl mille proroghe beffa i vincitori e gli idonei dei concorsi pubblici non assunti”. Lo denuncia Cesare Damiano, capogruppo Pd nella commissione Lavoro di Montecitorio, il quale spiega che “Si tratta di circa 100 mila persone, per lo più giovani, che avevano ricevuto rassicurazione dai partiti della maggioranza, nel corso di un incontro alla commissione Lavoro, circa l’accoglimento della proroga della scadenza delle graduatorie dal 31 dicembre 2010 al 31 dicembre di quest’anno. In realtà, questo impegno non è stato mantenuto e lo spostamento delle scadenze solo al 31 marzo di quest’anno rappresenta una pura e semplice azione di facciata. Quello che è grave è che il Partito Democratico aveva presentato emendamenti, respinti dalla maggioranza, che contenevano l’indicazione di una proroga della scadenza delle graduatorie alla fine del 2011. La scelta del governo e della maggioranza è molto grave perché, come tutti sanno, il blocco parziale del turn over, che rappresenta il principale ostacolo per l’ingresso dei concorsisti nei posti di lavori pubblici, produrrà i suoi effetti negativi fino al 2014. Al di là delle belle parole, queste sono le risposte del governo ai problemi occupazionali delle giovani generazioni”.

 

http://www.agenparl.it/articoli/videos/flusso-agenzia/politica/20110222-concorsi-pubblici-damiano-pd-per-idonei-beffa-nel-milleproroghe

Il termine "ad hoc" ha un significato preciso:

significa "Studiato, pensato per un dato scopo". Un concorso quindi studiato, pensato per un dato scopo e specificatamente per una sola categoria di lavoratori. Lo scopo è quello di assumerli.

E come si fa a "studiare" un concorso per assumere una sola determinata e specifica categoria di lavoratori?

Innanzitutto si "blinda" il concorso stesso, permettendo l'accesso solo ed esclusivamente alla categoria umana prediletta. Tutti gli altri sono esclusi in partenza, semplicemente non possono  partecipare al concorso.

Poi si prosegue come hanno fatto nell'ente regione Sicilia, 4.500 precari stabilizzati con un concorso "ad hoc" consistente in terribili prove come questa:

1)"fai una fotocopia, POSSIBILMENTE fronte/retro"

2) "predisponi una busta,metti indirizzo e timbro dell’ufficio mittente"

 

Quindi...l'esatto opposto di quello che dovrebbe essere un concorso pubblico, che se è studiato, se è pensato e svolto per un "dato scopo" e per una sola categoria di lavoratori non è più un concorso pubblico. (Ricordiamo che nella sola prova "preselettiva" del nostro concorso 50 B1 Inps il margine di errore per passare alle prove successive è stato di 2 errori ed 1 omessa su 100 domande in 60 minuti...altro che "fai una fotocopia" o " predisponi una busta"!).

 

Il concorso "ad hoc" non è affatto un concorso.

E' solo una porcata amministrativa, un atto squisitamente illegale travestito da concorso pubblico per dare un tozzo di pane ai propri elettori politici.

Questi votanti interinali non entrano tramite un concorso pubblico, come entrano nelle P.A allora?

Tramite un virus di tipo elettorale dotato di un appetito gigantesco, una fame che rode le Pubbliche Amministrazioni dall'interno, come un tumore.

La metastasi inizia quando buona parte degli impiegati pubblici (o interinali nella P.A) di una determinata città, risultano in possesso dello stesso cognome del personaggio politico più popolare nel panorama cittadino. 

Il Fatto Quotidiano 

Delinquenza concorsuale: la reazione dei candidati

Negli ultimi mesi sono accadute molte cose, nell’ambito dei principali concorsi pubblici italiani.

Il concorso per notai è stato sospeso durante il suo stesso svolgimento, dopo le proteste dei candidati per le gravi irregolarità riscontrate, e dovrà essere svolto di nuovo.

Ben due concorsi per l’accesso al Consiglio di Stato, che è il massimo organo giurisdizionale che decide (paradossalmente!) sulla regolarità dei concorsi, sono stati dichiarati illegittimi dal Tar.

L’ultimo concorso per diventare giudice amministrativo (Tar), stando a quanto si dice nell’ambiente dei giudici amministrativi, sarebbe oggetto di una inchiesta penale, e, per questo, gli elaborati consegnati dai candidati pare non vengano corretti da mesi.

I ricorsi giudiziari contro i concorsi universitari si sono moltiplicati.

Che pensare di fronte a questo tsunami giudiziario che sta investendo i più prestigiosi concorsi pubblici nazionali? Personalmente credo sia un buon segno.

Significa che non c’è (o non c’è più) quella rassegnazione che, ad esempio, ha reso il sistema concorsuale universitario quello che ormai tutti riconoscono come un sistema baronale e nepotistico (quasi) irrecuperabile.
Significa che il sistema giudiziario è in grado di reagire, se del caso addirittura rispetto alle irregolarità che si verificano all’interno dei propri concorsi.
Significa che la reazione forte, decisa, netta dei candidati nei vari concorsi sta avendo quindi (e finalmente!) il sopravvento.

Il silenzio, invero, è sempre stato la vera forza dei concorsi irregolari (volutamente o no), alimentando un pericoloso meccanismo omertoso che li ha resi possibili, talvolta in cambio di promesse e aspettative, altre volte di fronte alla minaccia (reale) di preclusioni di carriera.

Superata la paura di ritorsioni, l’ultima generazione di concorsisti comincia evidentemente a dare nuova speranza agli esami pubblici italiani e va contro l’atteggiamento silente che ha caratterizzato le precedenti generazioni di candidati (gli scandali non sono mai mancati… si pensi ai concorsi notarili ed universitari, per esempio).

Non ci si vende più in cambio di promesse, ma si rivendicano a gran voce i propri diritti.

Di fatto sembra stia venendo meno il presupposto stesso di quel meccanismo (che ha castrato le aspirazioni dei migliori, molti dei quali “fuggiti” all’estero), che ha contribuito a creare una classe dirigente fatta di figli di papà e di individui che spesso vantano appartenenze di ogni tipo (frammassoni, Opus dei, politica), essendo scesi a compromessi pur di raggiungere miseri vantaggi di carriera.

Personalmente spero che quello che si è avviato sia un processo ormai inarrestabile e che abbia la forza di porre definitivamente fine al cancro della delinquenza concorsuale. Ora, però, manca l’ultimo passo: la sanzione nei confronti di chi, per anni, ha gestito il sistema dei concorsi pubblici come fossero una res propria, come dimostrano, ad esempio, le numerose inchieste (e gli arresti) relativi al mondo accademico .

Staremo a vedere cosa farà la magistratura, ma, intanto, non lasciamo sola questa generazione coraggiosa.



Alessio Liberati

 

ROMA E L' ANOMALIA DELLE SOCIETA' MISTE

LA SPETTABILE CLIENTELA

 

Francesco Micali, dice il curriculum sul sito web della Regione Sicilia, è al quarto anno di Giurisprudenza, tira su soldi la sera nei pianobar e suona l' organo in parrocchia. Il governatore Raffaele Lombardo, per rimediare ai disastri dell' alluvione dell' anno scorso a Giampilieri, gli ha delegato «l' organizzazione della sede operativa di Messina, informazione cittadinanza zone alluvionate, progettazione ripresa economica e sociale del territorio». Auguri. «Visto? Così fan tutti!», dirà Gianni Alemanno. Sono giorni, da quando è scoppiata la grana delle assunzioni nelle società comunali di amici, parenti, camerati e cubiste di coscialunga, che si difende tirando in ballo il predecessore Veltroni e mille altri casi sparsi per l' Italia. E giura che d' ora in poi i controlli saranno severissimi, le selezioni rigorosissime, le punizioni durissime. Sarà... Resta il dato: negli ultimi due anni le società interamente o per metà comunali e cioè l' Atac (trasporti), l' Ama (rifiuti) e l' Acea (luce, acqua) avrebbero assunto oltre duemila persone per chiamata diretta. Per carità, molti di questi dipendenti presi in carico dalla collettività per decisione del politico Tizio, del sindacalista Caio, del burocrate Sempronio, saranno bravissimi. Magari, in caso di gara, avrebbero stracciato i concorrenti. Di più, troppi concorsi anomali hanno demolito l' idea che lo strumento sia di per sé in grado, senza una radicale riforma, di scartare mediocri e lavativi per tirar fuori il meglio del meglio. È però incontestabile che l' andazzo emerso nelle società romane appesta da tempo l' aria in tutto il settore pubblico. E lancia ai giovani, in un Paese con la disoccupazione giovanile più alta d' Europa, un messaggio osceno: fatevi furbi, trovatevi un deputato, un grand commis o un sindacalista che vi dia la spintarella. Ma che futuro ha un Paese dove tutti invocano a chiacchiere una macchina pubblica animata da professionisti efficienti se questa macchina lascia fuori decine di migliaia di persone che hanno vinto i concorsi (sempre più rari) e assorbe solo raccomandati scelti per chiamata diretta, precari presi senza gare proprio in quanto precari ma poi stabilizzati con selezioni ridicole («fare fotocopie, ove possibile fronte retro, apporre la data su un documento utilizzando il datario...»), furbetti che scalano i punteggi inventando disabili da assistere, portaborse imbarcati rivendicando il necessario «rapporto di fiducia» e poi confermati con ripetute sanatorie? Non bastano gli impegni. Van cambiate le regole. A partire proprio dalle società miste pubbliche e private. Le avevano spacciate come un toccasana. Non solo sono spropositatamente aumentate fino a diventare oltre 4.600 (con 38.000 fra consiglieri e amministratori vari) e non solo hanno spesso scelto soci discutibili (indimenticabili i protagonisti del fascicolo Cosentino: «Panzone», «Capagrossa», «Gigino ' o drink»), ma troppe volte sono sembrate solo una opzione della cattiva politica per aggirare l' obbligo dei concorsi e assumere i clientes. Una scelta sventurata. Che rischiamo di pagare carissima.

 

Stella Gian Antonio

 
(13 dicembre 2010) - Corriere della Sera

Lazio nord

Si allungano i tempi per le pensioni di invalidità. Chiusa la sede di Montefiascone

Personale sotto organico L'Inps rischia la paralisi

ComitatoSollecitato un intervento di istituzioni e politici

Wanda Cherubini VITERBO
Un grido d'allarme che finora è rimasto inascoltato quello che ieri mattina ha rilanciato il presidente del Comitato provinciale dell'Inps di Viterbo, Antonio Mattei, alla presenza del vice Moretti, dell'ex presidente Saturnino Patacchiola, del segretario Ricci e dei sindacalisti Mannino per la Cisl, Perinelli per la Cgil e Turchetti per la Uil, che hanno sottoscritto un documento unitario da inviare al ministro del Lavoro ed al direttivo nazionale dell'Inps. L'Istituto di Viterbo rischia, infatti, di diventare un servizio sempre più inefficiente per gli utenti, a causa del perdurare della carenza di organico. «Lo stesso processo di informatizzazione sta creando difficoltà burocratiche - dichiara Mattei – comportando la presenza contestuale di domande in cartaceo ed online, che hanno portato l'erogazione delle pensioni di invalidità da 6-7 mesi di agosto/settembre 2009 ai 12/14 mesi attuali. Neanche l'esternalizzazione con Postel dell'attività di invio verbali – ha proseguito Mattei – ha prodotto un miglioramento». L'Inps assume solo lavoratori interinali che costano il 30% in più di quelli dipendenti– incalza Patacchiola – ed, inoltre, da settembre per l'invalidità civile i cittadini devono sottoporsi ad una doppia visita, prima con la Asl e poi con l'Inps». Mattei indica la chiusura avvenuta l'altro ieri dell'agenzia di Montefiascone come un fatto gravissimo, visto che ad essa afferivano 19 Comuni della provincia che ora dovranno rivolgersi a Viterbo. «Le forze politiche che ci dovevano dare una mano sono rimaste in un silenzio assordante» tuona Mattei. Per Patacchiola i problemi devono farsi risalire, oltre che alla riduzione del personale, anche alla carenza di medici: «Negli ultimi anni abbiamo lavorato con un solo medico – precisa - visto che oggi, pur avendone due, uno è sostanzialmente impegnato per 7 mesi l'anno nella verifica che decide il Governo e che quest'anno riguarda la 104». A tutto ciò si aggiunge l'annullamento dell'attività legale: «L'istituto non ha più un avvocato in sede. Da oltre 2 anni l'Inps è commissariato e tutto è rimandato alle decisioni del commissario con la gestione degli atti spostata dalle province alla regione». «Si tratta di problemi che devono interessare tutti i politici viterbesi – afferma Perinelli della Cgil – perché è una destrutturazione di un servizio che riguarda la provincia». «Qui si sta cercando di smantellare un ulteriore servizio per la cittadinanza – ha ribadito Turchetti della Uil – È una situazione drammatica ed è ora che i politici viterbesi facciano qualcosa». «Bisogna che il nostro presidente della Provincia – conclude Mannino - abbia l'onore e l'onere di prendere in esame il problema per affrontarlo a livello nazionale».

01/12/2010

 

http://www.iltempo.it/lazio_nord/2010/12/01/1220825-personale_sotto_organico_inps_rischia_paralisi.shtml?refresh_ce

In realtà un interinale B1 Inps costa almeno il 50% in più di un regolare impiegato B1 Inps

 

Repubblica.it: il quotidiano online con tutte le notizie in tempo reale.

IL CASO

Inps, dossier dei vincitori di concorso
"Part-time esterni, così l'azienda spreca"

Gli oltre 300 risultati idonei alle selezioni per 50 posti nell'istituto previdenziale e rimasti esclusi fanno i conti: l'azienda spende oltre il doppio utilizzando contratti a termine esterni di quanto spenderebbe con assunzioni a tempo pieno

di ANTONIO FRASCHILLA

Se assunti costerebbero meno dei contratti esterni fatti dall'ente. Per la precisione, meno della metà. Ma l'Inps non sembra avere alcun interesse ad assumere i 319 vincitori e idonei di un concorso conclusosi pochi mesi fa per 50 posti in categoria B. Le prove sono finite ad aprile, a giugno è stata pubblicata la graduatoria, ma dei 319 solo poche decine sono stati chiamati per la firma dei contratti. I vincitori e idonei hanno già costituito un comitato e hanno inviato un dossier a Repubblica.it dopo aver letto l'Inchiesta italiana 1 che racconta dei 100 mila vincitori di selezioni in enti pubblici italiani mai assunti.

Un dossier, quello scritto dagli idonei al concorso Inps, che denuncia gli sprechi dell'ente che spende ben "24 milioni di euro all'anno per 900 contratti part-time e interinali", quando l'assunzione in pianta organica degli oltre 319 idonei alla selezione costerebbe "10 milioni di euro all'anno"."Nonostante il risparmio per l'ente, l'Inps ricorre  troppo spesso e ingiustificatamente allo strumento del contratto di somministrazione lavoro per ricoprire esattamente le mansioni di categoria B, quelle che spetterebbero a noi di diritto visto che abbiamo superato un concorso  -  scrive il comitato -  L'ultima infornata di contratti interinali  è stata sottoscritta nel marzo 2010, solo un mese prima della fine della nostra procedura concorsuale, per la somministrazione

di 900 lavoratori interinali per 12 mesi. Il costo dei contratti è di 24 milioni di euro".

Il tutto mentre la Corte dei conti sottolinea le carenze nell'organico dell'ente di previdenza sociale: "Nel 2009 sale dall'8 per cento al 12 la scopertura delle unità in servizio, per effetto di una ulteriore contrazione nella consistenza delle presenze, che scende a 28.250 unità al 31 dicembre, nonostante il notevole ridimensionamento della dotazione organica da 34.914 posti a 32.074, operato con una legge del 2008", scrivono i magistrati contabili. Quindi, più che giustificato il bando di concorso per 50 posti di categoria B.
Peccato però che l'ente preferisca ancora fare assunzioni part-time che, secondo il comitato, costano di più: "La cifra totale tra fisso e variabile per la retribuzione annua di un B1 nel 2009 è stata  di circa 31.240.00 euro e di circa 32.500 euro nel 2010, quindi per assumerci tutti l'amministrazione dovrebbe spendere 10,3 milioni di euro, meno della metà di quanto spende per i contratti a termine e part-time che servono proprio a coprire i ruoli che spetterebbero a noi" .

 

(19 novembre 2010

Repubblica.it: il quotidiano online con tutte le notizie in tempo reale.

 

INCHIESTA ITALIANA

Il bluff dei concorsi inutili
100mila vincitori senza posto

In un anno 7mila gare. Speranze deluse, denaro sperperato: per le commissioni lo Stato spende 3 miliardi l'anno, ma le porve sono una beffa ai candidati che riescono a superarle. Il compenso di esaminatore può arrivare a 7.500 euro. Ma per Brunetta ci sono 300mila esuberi  di ANTONIO FRASCHILLA

 

Simona Polselli da cinque anni attende che arrivi la raccomandata che potrebbe  -  e che anzi avrebbe dovuto  -  cambiarle la vita. Era certa di riceverla, tanto che con mamma, papà e fidanzato ha già festeggiato. Mittente atteso, il Comune di Roma. Una bella lettera di assunzione come vincitrice di concorso per educatrice di asili nido. Ogni giorno Simona guarda la casella della posta, ma dal Comune riceve solo multe. Un caso isolato? Non proprio. In Italia altre 100 mila persone sono nel limbo di Simona: hanno vinto un concorso e festeggiato un'assunzione mai arrivata. Un'attesa infinita. Spesso l'ente locale ha preferito nel frattempo rivolgersi a precari (per chiamata diretta). Oppure il ministero di turno ha puntato sulle consulenze esterne. E poi ogni anno, puntuale come un orologio, nelle leggi finanziarie è arrivato il blocco del turnover con il taglio delle piante organiche. L'ultima finanziaria, per esempio, ha stoppato le assunzioni fino al 2013. Peccato però che la macchina dei concorsi e delle illusioni continui ad andare avanti imperterrita. Perché? Per produrre cosa? Con quali speranze per i concorrenti? E infine: quanto costa alla collettività questo continuo promuovere ed eseguire concorsi che alla fine non creano occupazione?

La macchina delle illusioni
Magari prima o poi, a patto di resistere tanti anni, l'assunzione arriverà. Tuttavia le spese della fabbrica dei concorsi sono esorbitanti. Il "giro d'affari" è pari a 3 miliardi di euro all'anno, tutto a carico delle amministrazioni costrette a pagare commissioni e a volte società esterne per la correzione dei compiti. Nel 2010 sono stati banditi dalle amministrazioni pubbliche oltre 7 mila concorsi. Che rischiano di non approdare a nulla, con il ministro Renato Brunetta che addirittura stima in 300 mila gli esuberi nel comparto pubblico e minaccia altri blocchi alle assunzioni. Secondo la Funzione pubblica Cgil oggi in Italia ci sono appunto 100 mila tra vincitori e idonei a concorsi banditi negli ultimi dieci anni che attendono di essere chiamati in servizio. "È una stima che abbiamo fatto raccogliendo le graduatorie pubblicate da diversi enti dal 2000 a oggi", dice il segretario nazionale della Fp Cgil, Fabrizio Fratini. Istituto commercio estero, ministero dell'Interno, ministero dei Beni culturali, ministero di Grazia e giustizia, e poi Inps e Inail, per non parlare di grandi Comuni, da Roma a Palermo, passando per Regioni come la Campania: non c'è amministrazione pubblica che non abbia persone da assumere con regolare concorso già concluso.

Le storie sono le più disparate. E alcune vale la pena di raccontarle. Per esempio quella di Maria Cristina Tomaselli. Una storia che inizia a maggio del 2004, quando il ministero di Grazia e giustizia bandisce il concorso per 39 psicologi da assegnare agli istituti penitenziari, visto il tasso crescente di suicidi in carcere che si registrava fin dal 2001. "Ho pensato che per me, psicologa precaria, era arrivata finalmente l'occasione giusta", dice Tomaselli che, allora trentenne, si mette a studiare giorno e notte. Supera una prova selettiva nella quale si presentano in 3 mila, poi altri due scritti e infine l'orale. Nel 2006 il ministero pubblica la graduatoria definitiva: "Quando ho chiamato al ministero è ho chiesto di sapere a che posto mi ero classificata, non credevo alle mie orecchie: "Tomaselli? Lei è nelle prime trenta". Ho riattaccato il telefono. Ho richiamato, perché non ci credevo. E invece era vero, finalmente avevo un posto di lavoro fisso. Da Milano, dove vivevo allora, ho chiamato i miei genitori e il mio fidanzato, ero al settimo cielo. La sera stessa ho festeggiato in pizzeria con i miei amici più cari". Da allora, più di quattro anni, non una comunicazione ufficiale né un avviso sul sito Internet. "Non abbiamo più saputo nulla, nonostante ricorsi al Tar e sentenze del giudice del lavoro che ci riconoscono il diritto a essere assunti. Nel frattempo molti miei colleghi che hanno vinto quel concorso sono entrati in depressione, perché la delusione è stata troppo forte dopo i sacrifici immani per vincere quel concorso".

Simona Polselli, l'educatrice mancata di asili nido, ha un'altra storia: "Ho vinto un concorso bandito nel 2005 per 150 insegnanti. Ci siamo presentate in 4.500". Nel 2009 dopo tre prove d'esame è stata pubblicata la graduatoria: cento assunte dal Comune tra il novembre 2009 e settembre scorso. "Le altre 50, tra cui ci sono io, non saranno assunte. Ci hanno detto che i posti non sono più disponibili perché nel frattempo l'amministrazione ha stabilizzato 1.200 precarie. E dire che quando ho saputo di aver vinto quel concorso ho comprato, con un prestito, il posto auto sotto casa. Il prestito l'ho fatto, l'assunzione non è più arrivata". Vicende come quelle di Simona le hanno vissute i 150 vincitori del concorso per ispettori di vigilanza bandito dall'Inps, i 500 funzionari che nel 2008 hanno vinto il concorso del ministero dei Beni culturali, altri 230 amministrativi del ministero della Pubblica istruzione, o i 100 del concorso per categoria B del Miur. O, ancora, i promossi del concorso bandito dall'Inail nel maggio del 2007: prima prova al Palalottomatica di Roma con 15 mila concorrenti, seconda prova a Castelnuovo di Porto, terza prova orale nella sede dell'Inail all'Eur. Dopo la proclamazione dei vincitori, a febbraio di quest'anno, l'ente si è scordato del concorso. "Per vie informali - spiegano i vincitori - abbiamo saputo che a causa del blocco del turnover solo 25 saranno assunti entro l'anno e altri 25 nel 2011".

Concorsi per l'ente che non esiste
Uno dei casi più eclatanti riguarda il ministero della Difesa: "Qui ci sono 2 mila vincitori del concorsone per figure che vanno dagli elettricisti agli assistenti amministrativi, e solo 23 sono stati assunti. Non ha fatto meglio però il ministero dell'Interno che deve assumere ancora 115 assistenti amministrativi contabili e 80 collaboratori che nel 2008 hanno vinto delle prove di selezione", dice Alessio Mercanti, che guida il comitato "dei vincitori di concorso non assunti", che il mese scorso ha manifestato davanti a Palazzo Montecitorio. "Da Palermo ad Avellino, da Ragusa a Palagonia, passando per la Regione Campania e quella siciliana, sono decine gli enti che hanno bandito concorsi-bluff per chi li ha fatti e per giunta vinti, demolendo l'ultima certezza in questi tempi di lavoro precario: e cioè che chi vince un concorso ottiene un posto di lavoro". Mercanti, da quando è a capo del comitato, riceve ogni giorno segnalazioni da tutta la Penisola.

Ci sono addirittura casi in cui l'amministrazione appare schizofrenica. C'è da chiedersi: come è possibile? Come può accadere che da una parte stabilisca che un ente deve scomparire o ridurre la pianta organica e dall'altra approvi concorsi per nuove assunzioni che poi rimarranno solo sulla carta? Un caso esemplare è quello dell'Istituto del commercio estero, che nel 2008 ha messo a bando 107 posti in categoria C1. Alle prove si sono presentati in 15 mila. A questo concorso ha partecipato anche Giulia Nicchia, 31 anni, laureata Scienze internazionali, dottoranda e conoscenza di tre lingue, inglese, francese e russo: "Abbiamo svolto tre prove molto dure, e questo era il quinto concorso che provavo - dice Nicchia - Nell'aprile 2010 viene pubblicata la graduatoria definitiva. Ero a New York per studi e non credevo ai miei occhi: tra le prime 60 dell'elenco". Giulia torna in Italia a maggio: "Appena arrivata scopro che Tremonti ha previsto il taglio degli enti inutili, e tra questi c'è l'Ice. Ho capito subito che il mio sogno si sarebbe infranto". In Parlamento il testo della legge cambia e l'Ice rimane a galla. Ma arriva l'obbligo di ridurre l'organico del 10 per cento e avviare il blocco del turn over fino al 2013. "Siamo andati a parlare con il responsabile del personale: ci ha detto che ci avrebbero assunti da qui a 10 anni". Al Senato 30 deputati del Pd hanno presentato un'interrogazione. La domanda era semplice: perché l'Ice ha bandito un concorso da cento posti e non ha assunto nessuno? La riposta è stata laconica: "L'Ice ha calcolato male il suo fabbisogno in organico". Insomma, per l'istituto il concorso era inutile. I vincitori hanno chiesto l'accesso agli atti, scoprendo che nella pianta organica, nonostante il taglio, ci sono 107 posti da occupare. Intanto l'Ice vanta oltre 80 milioni di crediti dal ministero dell'Economia, che ne ha riconosciuti soltanto 40 e anche nel 2011 punta ad accorpare l'ente o riproporne la cancellazione.

Chi ci guadagna con gli esami
Nonostante il blocco del turnover, il taglio dei finanziamenti agli enti locali e gli annunci del ministro Brunetta che stima in 300 mila gli esuberi nel comparto pubblico, la macchina dei concorsi in Comuni, Regioni, Province e ministeri vari è perennemente in moto. Soltanto a novembre scadono i bandi di 659 concorsi banditi dalla Lombardia alla Sicilia. Nel 2010 si stimano in circa 7 mila i concorsi in enti pubblici. Con costi a dir poco elevati.

Ma chi ci guadagna? Chi mette in tasca questo enorme flusso di denaro pubblico che spesso viene speso inutilmente? I compensi per i componenti di commissione variano da ente a ente. In media un commissario per un concorso riceve un gettone che varia da 123 a 309 euro, più un ulteriore bonus per ogni compito esaminato che varia da 0,1 a 0,5 euro: per concorsi con 15 mila partecipanti si può arrivare a ricevere come commissario anche 7.500 euro, anche se a volte le amministrazioni fissano dei paletti, come il Comune di Treviso che non dà ai singoli commissari più di 3 mila euro. Ma Treviso è un'eccezione. L'Agenzia delle entrate ha calcolato, per un concorso bandito recentemente, il costo di 1.500 euro per ognuno dei 500 posti messi a gara: totale, 750 mila euro. Il Comune di Napoli ha bandito un concorsone per 534 posti da amministrativo (112 mila i candidati): stimando un costo di 3,2 milioni di euro e affidando al Formez l'incarico di correggere le prove scritte. Conti alla mano, facendo la media dei 7 mila concorso banditi, il giro d'affari per società del settore e componenti delle commissioni, che vengono scelti tra professionisti, giudici del Tar e dirigenti di altre amministrazioni interni o esterni, è di circa 3 miliardi di euro: tutti a carico delle casse pubbliche. Uno spreco? Sì, se si pensa al blocco delle assunzioni, fino al 20 per cento di chi va in pensione, stabilito per legge in tutti gli enti e le amministrazioni pubbliche. Allo stesso tempo, non mancano però i casi i cui a pagare sono i concorrenti. Il Comune di Roma ha pubblicato 22 bandi di concorso per 1.995 posti: i disoccupati che hanno fatto domanda sono 10 mila e hanno pagato 10 euro a testa per presentare la documentazione.

Comunque a fronte dei concorsi con vincitori non assunti, non mancano i casi di assunzioni e incarichi affidati per compiti uguali a quelli messi a bando dalla stessa amministrazione. Qualche esempio? Il Comune di Palermo ha bandito nel 2001 un concorso per 400 posti da vigile urbano: un centinaio dei vincitori a oggi attende la chiamata ma la pianta organica dei caschi bianchi palermitani è stata riempita lo stesso, con la stabilizzazione dei cosiddetti "lavoratori socialmente utili", che non hanno mai affrontato alcuna selezione. Stesso discorso per 300 vincitori del concorso all'assessorato ai Beni culturali della Regione siciliana: dopo dieci anni non sono stati chiamati in servizio, nel frattempo è nata la Beni culturali spa, società solo formalmente privata dove sono state assunte per chiamata diretta 700 persone. Il ministero di Grazia e giustizia, che non assume nelle carceri 39 psicologi che hanno vinto il concorso nel 2006, continua a dare incarichi all'esterno per lo stesso impiego, per una spesa che supera il milione di euro all'anno: e in pianta organica nelle carceri ci sono solo 14 psicologi per 60 mila detenuti.

A volte invece accade che la stessa amministrazione freni alcuni concorsi e acceleri su altri, magari perché tra i vincitori ci sono parenti di politici e dirigenti dell'ente. Una commissione interna del ministero della Difesa ha scoperto, a esempio, che tra il 2005 e il 2008 in diversi concorsi banditi dall'amministrazione sono stati assunti mogli, figli e cognati di alti dirigenti del ministero che, puntualmente, sedevano nelle commissioni d'esame, scambiandosi favori. Altre amministrazioni invece, se hanno posti vacanti in pianta organica non chiamano gli idonei dell'ultimo concorso bandito, ma provano a farne altri: così i 2 mila idonei del concorso per vigili del fuoco eseguito nel 2000 rimangono a casa, mentre il comando dei vigili affronta altre spese per altri concorsi. E c'è chi non si pone nemmeno il problema di fare concorsi, volando alto sopra blocchi del turn over e stop alle assunzioni: la Protezione civile, con il placet di Guido Bertolaso, ha assunto 171 impiegati e dirigenti nel maggio scorso, trasformando contratti diretti di co. co. co in contratti a tempo indeterminato. I vincitori di concorso degli altri rami dell'amministrazione intanto attendono sempre meno fiduciosi. 

(19 novembre 2010)

Il concorso pubblico? "E' una nuova guerra tra poveri"

Sono 70mila i vincitori di bandi statali che da mesi aspettano un contratto. Per questo, molti di loro hanno creato un gruppo su Facebook e il 27 ottobre manifesteranno a Montecitorio. “Solo amarezze, dopo anni di studio e sacrifici”

 

di Filippo Maria Battaglia

Annarita ha 31 anni, è di Santa Maria Capua Vetere e da otto mesi aspetta una chiamata (che non arriva) da parte dello Stato. Simona ne ha 5 di più, e quella telefonata la attende da oltre un anno.
La loro storia non è isolata: secondo i dati resi noti nel 2007 dal Sole 24 ore, sono settantamila i vincitori di un concorso che, dopo aver visto pubblicato il loro nome sulla Gazzetta ufficiale, attendono (invano) un’assunzione che gli spetta di diritto.
Colpa di una norma – prorogata fino al 2013 dalla manovra Tremonti – che consente alla Pubblica Amministrazione di assumere solo il 20% del personale che è andato in pensione. In gergo tecnico, si chiama blocco dei turn over e, oltre a provare a tenere a bada i conti dello Stato,  con 47 anni di età media rende la nostra burocrazia la più vecchia d’Europa. Vanificando un lunghissimo iter procedurale che ha coinvolto migliaia di giovani, fatto di preselezioni, prove scritte ed esami orali.

Per queste ragioni, i “precari-non precari” statali, dopo essersi conosciuti ai concorsi e grazie a un fitto passaparola, si sono riuniti  dapprima in un comitato su Facebook ("lontano dai partiti", assicurano) e poi hanno deciso di manifestare il 27 ottobre in piazza Montecitorio, a Roma, per chiedere l'applicazione di un "diritto sancito dall’art. 97 della Costituzione".
Racconta Annarita a Sky.it: “Il concorso dell’Inail è stato bandito nel 2007. Tra prove preselettive, scritti ed orali, ci sono voluti tre anni, con un notevole dispendio di sacrifici economici. Eravamo quindicimila e siamo rimasti in 404. Ad oggi, nessuno di noi è stato assunto, nemmeno i 25 già autorizzati. E, continuando di questo passo, temo che non se ne parlerà prima del 2013”.

Suona ancora più kafkiana la storia di Simona, 36 anni, che nel 2005 decide di partecipare al concorso per educatore di asilo nido del Comune di Roma.
Insieme a lei, si presentano in 6.000; a spuntarla, al termine di una lunga trafila selettiva sono 150. La Gazzetta ufficiale pubblica la graduatoria definitiva il 7 agosto 2009. Ma ad oggi, lei (che occupa la seconda parte dell'elenco) è ancora in attesa che qualcuno si faccia vivo. Per ora, si deve accontentare di un lavoro quale supplente part-time: "Se va bene, lavorando tutti i giorni porto a casa 600 euro, senza nemmeno un centesimo di contribuzione. E fino al 2011 per noi di sicuro non c’è posto”.

Nel frattempo, però, il Comune ha fatto in tempo ad assumere 1200 precari attraverso “un corso-concorso interno, basato sull’obbligo di frequenza, un elaborato scritto e un esame orale basato esclusivamente su quell’elaborato. Per preparare solo gli orali, io invece, ho dovuto rinunciare a 4 mesi di lavoro".
"Non ho nulla contro di loro - aggiunge Simona - ma la cosa che mi fa più rabbia è un'altra: l’anomalia di uno Stato che, al posto di risolvere problemi, ha creato una guerra tra poveri in grado di produrre solo incognite e amarezze”.

 

http://tg24.sky.it/tg24/economia/2010/10/12/comitato_xxvii_ottobre_burocrazia_

concorsi_pubblici_manifestazione_finanziaria_.html

 

 

venerdì, 29 ottobre 2010 
 
Brunetta sposa il modello Fillon
Vuole tagliare 300mila statali
di Gianmaria Pica

Pubblico impiego. Il ministro: «Tra il 2008 e il 2013 si può prevedere una riduzione pari all’8,4 per cento, con un aumento della produttività».

 
Dopo Giulio Tremonti, anche Renato Brunetta è pronto a sfoderare la sua mannaia taglia-spesa. «Tra il 2008 ed il 2013 - ha detto ieri il ministro per la Funzione pubblica - si può prevedere una riduzione dell’occupazione nel pubblico impiego di oltre 300 mila unità, pari all’8,4 per cento». Il taglio, ha precisato, dovrebbe portare a «un aumento medio di produttività annuo del 2 per cento ». Inoltre, secondo Brunetta, «il contributo della Pa alle manovre di correzione dei conti pubblici è pari a circa 62 miliardi di euro nel periodo 2008-2013. Questo equivale a oltre il 4 per cento della spesa annuale per personale e consumi intermedi».
Dunque, anche per il nostro Paese si profila un giro di vite come quello annunciato in Francia dal premier François Fillon: nel periodo 2010-2012 le spese correnti della Pa francese dovranno essere ridotte del 10 per cento. Dove - e come - Parigi recupererà parte dei soldi? Con il blocco del rinnovo dei contratti pubblici. Che l’euro-crisi richieda un taglio alla spesa pubblica è scontato. E in Italia la situazione del comparto pubblico è molto più drammatica rispetto a quella dei cugini francesi. Vediamo un po’ di dati. Al 31 dicembre 2009 (calcoli del Tesoro), emerge che la consistenza del debito del settore statale italiano è pari a 1.620,521 miliardi di euro, con un incremento di circa 86 miliardi rispetto all’anno precedente. Un costo enorme, su cui pesa il salasso del pubblico impiego: secondo la Corte dei Conti, quest’anno il costo del lavoro statale inciderà per l’11,2 per cento sul Pil, leggermente in calo dall’11,5 per cento del 2009, ma «non ancora in linea - dicono i magistrati contabili - con l’obiettivo di un ritorno ai valori registrati negli anni precedenti al 2008».
A oggi, i dipendenti pubblici italiani sono circa 3,6 milioni. Nel periodo 2006-2008 sono calati dell’1,3 per cento. Ma alla limitata contrazione fa riscontro una crescita del costo del personale: più 2,8 per cento rispetto al 2006 e più 7 per cento rispetto al 2007. La Corte dei Conti ha calcolato che nel triennio 2010-2012 i rinnovi contrattuali nella pubblica amministrazione costeranno alle casse pubbliche 5,3 miliardi di euro. Cifra cresciuta anche per il ritardo dell’avvio delle trattative contrattuali (sbloccate dopo vent’anni lo scorso anno). Ma i giudici contabili guardano con interesse anche alla riforma Brunetta. «Se si attuasse - dice la Corte - si migliorerebbe il ciclo della performance delle amministrazioni, con un recupero di produttività ed efficienza del settore pubblico: è un importante strumento per favorire la ripresa dell’economia reale del paese».
Non è di quest’avviso l’opposizione. Secondo Marco Meloni - responsabile pubblica amministrazione del Pd - il ministro Brunetta «per due anni ha sommerso il Paese di annunci, provocazioni, slogan buoni solo a portarlo sulle prime pagine dei giornali. Risultato? Tanto, tantissimo, rumore per nulla. Adesso corre ai ripari e dichiara che è pronto a ridurre il numero dei dipendenti pubblici. Un bel colpo di accetta e via». Così, per il partito guidato da Pier Luigi Bersani, Brunetta non propone alcuna ricetta innovativa e coraggiosa per la pubblica amministrazione. Semplicemente, vuole mettersi in competizione con l’amico-nemico - il ministro dell’Economia Giulio Tremonti - e allinearsi alla «strategia suicida dei tagli lineari e indiscriminati».
E i sindacati cosa pensano delle affermazioni di Brunetta? Per Gianni Baratta, segretario confederale Cisl, le dichiarazioni del ministro «sono preoccupanti», perché «tagliare organici della pubblica amministrazione in maniera casuale - spiega il sindacalista - può servire forse a presentare una lista di risparmi, ma sicuramente inaridirà la capacità del mondo pubblico di erogare servizi al cittadino». Secondo Daniele Giordano, segretario nazionale dell’Fp-Cgil «la controriforma Brunetta si basa su un assunto che caratterizza tutta l’azione del Governo: indebolire l’intero sistema di diritti, tutele e servizi ai cittadini, a favore del sistema privato». Il blocco dei contratti e delle retribuzioni «è in linea con questo assunto - continua Giordano - e squalifica il lavoro pubblico».

 

 

Forse qualcuno dovrebbe spiegare al Ministro Brunetta che sei vuoi rendere un'auto più veloce e potente...non puoi togliergli una ruota e correre con le tre che rimangono.

In quel modo riesci ad ottenere una cosa sola.

Un incidente stradale.

 

Sig. Ministro vuole tagliare l'organico delle P.A?

Tagli pure, ma almeno abbia il buon gusto di non presentare il tutto come se fosse un "miglioramento".

 

 

Viterbese

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Ivalidità Civile, INPS: chiusi i gabinetti diagnostici di Montefiascone e Civita Castellana. Gli effetti dei tagli ai servizi per finanziare il privato.

 

 

 

 

Centinaia di cittadini attendono da mesi il riconoscimento delle pratiche di invalidità civile, molti sono i casi di gravi infermità e di patologie importanti, a volte si tratta anche di malati in fase terminale ai quali lo stato non riesce a garantire l’assistenza.

Ciò è dovuto principalmente al grave sottodimensionamento dell’organico dell’INPS al quale è stato attribuito un compito così delicato e importante per la collettività senza commisurarlo alle risorse umane necessarie per espletarlo.

A complicare le cose, si è aggiunta la nuova riforma in vigore dal 1 Gennaio 2010, propagandata come una panacea per la riduzione di spesa e di tempi di erogazione delle pratiche che, di fatto, non affronta il tema più spinoso e addossa ulteriori competenze all’Istituto.

Pochi giorni fa la Direzione di Viterbo, ad esempio, è stata costretta a chiudere i gabinetti diagnostici delle Agenzie INPS di Montefiascone e Civitacastellana perché gravemente sotto organico nei profili sanitari. Così, gli invalidi delle zone limitrofe dovranno recarsi, con forti disagi, considerato che si tratta di persone malate e spesso anziane, presso il Centro Medico Legale INPS di Viterbo.

Attualmente, in tutta la provincia esiste solo un medico nei ruoli INPS. A questo si dovrebbero aggiungere alcune unità in convenzione part-time che, a nostro giudizio, non saranno in grado di far fronte alle molteplici attività sanitarie in carico all’Istituto.

Non è più rosea la situazione del personale amministrativo: l’INPS di Viterbo nell’ultimo biennio ha perso 26 dipendenti, in gran parte per collocamento in pensione, senza ricevere alcuna sostituzione e il personale destinato ad esplicare le pratiche di invalidità civile risulta molto ridotto come, del resto, quello in dotazione agli altri servizi.

A fronte di tutto ciò, Governo e amm.ne Centrale continuano a sperperare risorse per consulenze esterne, per analisi sulla qualità dei servizi, per la sostituzione di computer monitor e stampanti perfettamente funzionanti e, dulcis in fundo, per gli Emoticons, le famose faccine di Brunetta.

Presto, infatti, tutte le sedi INPS saranno dotate di queste apparecchiature predisposte per rilevare la soddisfazione dell’utenza. Come se il cittadino al posto di ricevere un servizio, restasse appagato spingendo uno smile….

Ma quando si inizierà ad investire per assicurare i servizi essenziali in tempi accettabili?

Quando si investirà per assumere i profili professionali mancanti affinché l’INPS possa assolvere quotidianamente i propri compiti?

Nel frattempo, mentre le società private conducono lucrose speculazioni con i finanziamenti pubblici, i cittadini assistono di giorno in giorno a preoccupanti tagli di servizi sul territorio e ad una crescita esponenziale della disoccupazione su valori mai raggiunti.

 

Viterbo, 9 febbraio 2010

Quotidiano di Sicilia

mercoledì 27 ottobre 2010
Direttore Carlo Alberto Tregua
 
Entra nella Pa, fai la domanda
di Dario Raffaele

Lavoro. Stabilizzazioni nella Pa contrarie alla Costituzione.
Consiglio di Stato. Secondo una recente sentenza del Consiglio di Stato la stabilizzazione dei precari del settore pubblico non deve arrecare danno ad altri legittimi aspiranti.
Privilegiati. Chi è entrato nella pubblica amministrazione senza concorso (come invece previsto dall’articolo 97, comma 3, della Costituzione) è un lavoratore privilegiato.

Aspiri a lavorare nella pubblica amministrazione? Fai domanda all’Ente pubblico oggetto dei tuoi desideri, allega il tuo curriculm vitae con indicazione del ruolo per il quale ti proponi e partecipa anche tu al ballo dei debuttanti, bloccando di fatto le danze (leggi “stabilizzazioni”) delle migliaia di privilegiati che hanno fatto il loro ingresso sulla scena senza alcun titolo, ma spinti dall’interesse (leggi “voto”) di tanti politicanti (da distinguere dai politici) che hanno guardato e continuano a guardare al profitto personale anziché a quello generale.
Le stabilizzazioni, ovvero le trasformazioni di contratti da tempo determinato a indeterminato all’interno della pubblica amministrazione sono illegittime. Lo ha ribadito anche il Consiglio di Stato in una recente sentenza. Noi vi spieghiamo perché.
 
“L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”, “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto…”.
Sono gli articoli 1 e 4 della Costituzione italiana. E se è vero che il lavoro è un diritto di tutti gli italiani, a maggior ragione deve essere un diritto di tutti il lavoro presso una pubblica amministrazione (statale, regionale, comunale che sia…). Anche in questo caso la Carta costituzionale parla chiaro, all’articolo 97, terzo comma, recita: “Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”. Ma tale diritto oggi è diventato sempre più un privilegio a discapito di tutti i lavoratori privati (o disoccupati cronici) che non vedono tutelati in egual misura il diritto sancito dalla Costituzione.

Il ragionamento è elementare: chi è entrato nella pubblica amministrazione senza concorso è un lavoratore privilegiato. Per quale motivo, quando si parla di stabilizzazione si devono tutelare i circa 80 mila precari della Pa e ignorare i 236 mila disoccupati siciliani? Cosa hanno in più gli uni rispetto agli altri? Forse il fatto di essersi prestati (o prostrati) alle logiche clientelari del politico di turno che ha scambiato il voto col favore?

Anche la Corte dei Conti (e non potrebbe essere diversamente) è sulla stessa lunghezza d’onda. In occasione dell’udienza pubblica tenutasi davanti alle Sezioni riunite della magistratura contabile regionale, il procuratore generale della Corte dei conti per la Regione siciliana, Giovanni Coppola, evidenziava sul tema delle stabilizzazioni dei precari siciliani, come sia divenuta una prassi, non soltanto giuridicamente contestabile, ma, soprattutto eticamente scorretta, in quanto rappresenta una mortificazione per le centinaia di migliaia di giovani disoccupati che non hanno mai ricevuto alcun aiuto economico dalla Pubblica amministrazione semplicemente perché ignorati a beneficio di soggetti che senza concorso sono stati selezionati non per merito o intelligenza ma solo in ossequio a logiche spesso clientelari che hanno avuto di mira le prossime elezioni, anziché le prossime generazioni.

L’ultima “stoccata” è arrivata dal Consiglio di Stato, attraverso la sentenza n. 4495 del 2010 (che riprende quelle emesse dallo stesso organo nell’aprile 1999 e gennaio 2004). Secondo il Consiglio di Stato una deroga alla regola costituzionale del concorso pubblico di cui all’art. 97, può essere considerata legittima nei limiti in cui la valorizzazione della pregressa esperienza professionale, acquisita dagli interessati tramite forme contrattuali non a tempo indeterminato, non si traduca in norme di privilegio in danno degli altri aspiranti, con eccessiva violazione del carattere pubblico del concorso.

È per questo motivo, lo ribadiamo, che i 236 mila disoccupati siciliani (legittimi aspiranti) - di cui 84 mila in possesso di diploma, 19 mila in possesso di laurea - devono inviare domanda e cv tramite Posta elettronica certificata (Pec), al proprio Comune di residenza o alla Regione e chiedere di essere assunti.

A questo punto, stante la decisione del Consiglio di Stato, la Pubblica amministrazione avrà il dovere di valutarli e metterli in competizione con i lavoratori privilegiati (già in seno alla Pa) che si vuole stabilizzare. Invitiamo tutti i siciliani disoccupati a inviarci una copia della loro domanda (è possibile farlo all’indirizzo mail: lavoro@quotidianodisicilia.it) contenente nome, qualifica, data ed ente a cui è stata inviata. La pubblicheremo in appositi elenchi all’interno del nostro giornale.


Articolo pubblicato il 17 settembre 2010

Il Riformista 17/10/2010

http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/260511/

 

La prova scritta salva la leghista
di Tommaso Labate

Carrocciopoli. L'inchiesta del Riformista sul concorso vinto dalle "Fab five" verdi a Brescia.

 
© Roberto Monaldo / LaPresse 01-06-2008 Pontida (Bergamo) Politica Raduno Lega Nord Nella foto Sostenitori della Lega

«Carrocciopoli? Tutto falso», dice Umberto Bossi citando gli scandali leghisti. E la figlia del candidato alle regionali, la nipote dell’assessore provinciale, la moglie del vicesindaco del capoluogo e due collaboratrici «ad personam» di un altro assessore? Le fantastiche cinque vincitrici del concorso pubblico per «numero 8 posti di istruttore amministrativo», bandito dalla Provincia di Brescia nel dicembre 2008 e arrivato a conclusione nel febbraio di quest’anno, non hanno in comune soltanto le strettissime frequentazioni leghiste o il bagaglio culturale che ha consentito loro di sbaragliare la concorrenza di centinaia di cittadini. No.

Il pacchetto di mischia - rosa per genere, verde per passione politica - in attesa di prendere possesso del posto sicuro continua a collezionare altri incarichi e contratti. Retribuiti dalla collettività, ovviamente. E le analogie tra le protagoniste di questa storia non finiscono qui. Perché le fab five della Lega bresciana hanno dimostrato tutte una spiccata propensione per la prova scritta, ma si sono rivelate meno preparate all'orale. È l’ennesima “stranezza” del concorsone per otto seggiole sicure al sole della Provincia. Carrocciopoli, atto secondo.

Il riassunto della puntata precedente, pubblicata ieri su queste pagine, manca a questo punto di due soli dettagli. Nomi e cognomi. Sara Grumi, figlia del candidato leghista alle ultime regionali Guido; Katia Peli, nipote dell'assessore provinciale leghista Aristide; Silvia Raineri, moglie del vicesindaco leghista di Brescia Fabio Rolfi; più Cristina Vitali e Anna Ponzoni, entrambe collaboratrici del leghista Giorgio Bontempi, altro assessore provinciale. Sono cinque delle otto vincitrici di un concorso a cui si erano iscritti in settecento, di cui duecentoquaranta hanno effettivamente preso parte alla prova scritta.

La seconda seconda puntata dell'inchiesta del Riformista parte proprio da qui. Dalla prova scritta.

Quando il gruppo di cittadini Tempo Moderno (coordinato dall'avvocato Lorenzo Cinquepalmi, dirigente del Psi bresciano) ha denunciato le troppe “coincidenze” del concorso, al quotidiano on-line bresciapoint.it è arrivata la segnalazione di tale “Emiliano”: «Io a questo concorso ho partecipato, studiando per più di un anno. Il meccanismo dello scritto era perverso. Ed era matematicamente impossibile prendere 30 (il massimo dei voti, ndr)». Basta dire, prosegue testualmente la denuncia di “Emiliano”, «che erano le consuete domande a risposta multipla. Ma con la difficoltà in più che tra le opzioni ci poteva essere un numero indefinito di risposte giuste. Per ciascuna risposta esatta un punto, per ciascuna sbagliata uno in meno».

Adesso è impossibile risalire a “Emiliano” per verificare l'esattezza della sua testimonianza. E poi, a rigor di logica, è ovvio che una prova del genere - per quanto difficilissima - si può anche superare col massimo dei voti. Ma seguendo la traccia del “concorrente ignoto”, ecco che spunta fuori l'ennesima stranezza. Chi sono i candidati del concorso che riescono a superare i test staccando, e non di poco, l'agguerrita concorrenza dell'esercito dei duecentoquaranta?

Proprio loro, le “leghiste”. Tanto per capirci, l'ultimo dei trentotto ammessi all'orale passa con il punteggio di 21. La signora Raineri, la moglie del vicesindaco di Brescia, riesce invece a fare en plein: 30. Bravura e fortuna, insomma. Perché totalizzare il massimo era difficile come centrare il «100» nella vecchia e gloriosa ruota di Iva Zanicchi a Ok, il prezzo è giusto.

Leggermente meno brava, o forse solo meno fortunata, è Cristina Vitali, la collaboratrice dell'assessore Bontempi. Per lei un bel 28,67. Sara Grumi, la figlia del leghista Guido, arriva a 28. Katia Peli, nipote dell'assessore Aristide, si ferma a 27. Stesso punteggio di Anna Ponzoni, l'altra collaboratrice dell'assessore Bontempi.

Alla prova delle crocette dei test, insomma, il verde della Lega trionfa. Basta considerare, tanto per rimanere nel recinto degli ammessi all'orale, che la maggior parte degli altri candidati prendono voti che vanno dal 21 al 23.
È a questo punto della storia che il demone del Sospetto s'insinua nelle menti delle, chiamiamole così, “malelingue”. Quando il 28 ottobre 2009 viene pubblicata la graduatoria degli scritti, Diego Peli, capogruppo del Pd in consiglio provinciale (è solo un omonimo del Peli leghista, ndr), solleva la questione. Troppo brave, le candidate vicine ai big della Lega bresciana. Troppo.

La denuncia del pd Peli almeno un effetto lo produce. La prova orale, infatti, si svolge davanti a numerosi testimoni. Uno dirà, le fab five sono state brave allo scritto, supereranno brillantemente anche l'orale, no? Invece no. Forse per colpa dello stress, forse per l'emozione, sta di fatto che le candidate leghiste che avevano trionfato allo scritto, di fronte alla commissione stentano. La Grumi (28 allo scritto) s'attesta su un mediocre 22. Addirittura la Raineri (30 allo scritto) sfiora il tracollo: 21. La Peli riesce a raggiungere quota 24 mentre leggermente meglio fa il ticket di collaboratrici ad personam Vitali-Ponzoni: 25.

Ma a pagare il prezzo più alto all'orale è un personaggio finora rimasto ai margini della vicenda. Si chiama Margherita Febbrari. E, nel suo curriculum, vanta collaborazioni sia col quotidiano La Padania sia con il deputato nazionale leghista Davide Caparini, già membro della Commissione di Vigilanza sulla Rai. La Febbrari, nota a Brescia per aver ottenuto dal Comune un incarico di consulenza in materia di sicurezza urbana, non ripete all'orale (21) l'exploit dello scritto (28)
. E, al contrario delle altre cinque fanciulle di cui sopra, che riescono comunque ad accaparrarsi il posto sicuro di impiegate in Provincia, rimane fuori dalla porta. Per un soffio. Ne passavano otto, lei arriva decima.

«Numero otto posti di istruttore amministrativo - Categoria C - a tempo pieno e indeterminato». Posti sicuri da impiegati di concetto alla Provincia di Brescia. Che però sono in attesa di essere occupati dai vincitori. Perché sono già impegnate, al momento, le cinque vincitrici leghiste. Come si legge anche nel dossier di Tempo Moderno, la Raineri, moglie del vicesindaco Rolfi, è lei stessa «capogruppo leghista alla Circoscrizione Nord del Comune di Brescia, coordinatrice della commissione sicurezza civica e bilancio nonché capogruppo sempre della Lega nel consiglio comunale di Concesio (Bs)». Una e trina, insomma.

La Grumi, invece, ha un incarico di collaborazione coordinata e continuativa «per la progettazione e l'implementazione di un sistema coordinato per la gestione delle attività interne, della durata di 24 mesi», stipulato dall'«Area Innovazione e Territorio-Settore Informatica e Telematica», indovinate un po', della Provincia di Brescia. Compenso? 54mila euro lordi, a cominciare dal 12 dicembre 2008.

Katia Peli collabora con lo zio Aristide, assessore. Nell'ultimo rinnovo del suo contratto, anno 2009, si legge testualmente che «le funzioni cui la Sig.ra Katia Peli verrà preposta dall'Assessore alle Attività Socio-Assistenziali e Famiglia, Sig. Aristide Peli, hanno particolare carattere di complessità e delicatezza».

Rimangono Vitali e Ponzoni, le altre due vincitrici “leghiste” del concorso della Provincia. I loro nomi figurano in una delibera - allacciate le cinture - di «conferimento incarico di collaborazione coordinata e continuativa di supporto all'espletamento delle azioni previste dai progetti “Valcanonica, Valcavallina e Sebino” e “Crisi aziendali”».
Della Provincia di Brescia, naturalmente

Il Fatto quotidiano 16/10/2010

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/16/sai-leccare-un-francobollo-sei-assunto/61206/

 

 

Sai leccare un francobollo? Sei assunto

Regolarizzazione mascherata per 4.500 precari della Regione siciliana, ma è una prova pubblica. Quesiti ridicoli e porte chiuse ai disoccupati

Sono tempi duri, non basta una laurea a Oxford nemmeno per ottenere l’impiego meno qualificato. Così leggendo l’elenco delle prove pratiche dell’ultimo concorso della Regione Siciliana si apre il cuore. Prima prova: “Fare fotocopie, ove possibile fronte retro”. Seconda: “Apporre data su un documento utilizzando un datario”. Terza: “Predisporre una busta, mettere indirizzo e timbro dell’ufficio mittente”. A questo punto l’esausto candidato può affrontare il quarto cimento: “Mandare un fax”. Quindi il finale: “Movimentazione documenti (per esempio aprire un faldone, estrarre un singolo fascicolo e richiudere il faldone con gli appositi nastri)”. Possibile? Sì, leggendo il documento (provvisorio) concordato da Regione e sindacati. Insomma, l’esatto contrario dei test che sembrano fatti apposta per bocciare migliaia di candidati.

Le prove infatti – come ammettono nei corridoi della Regione – sono state studiate con l’intento opposto: “Promuovere tutti”. Qui, però, non si tratta di una manciata di candidati, ma di 4.500 persone (tanti sono i precari della Regione Siciliana), un quarto degli attuali 16 mila dipendenti, come ricorda il giornalista Giacomo Di Girolamo sul sito www.marsala.it. Ma attenzione a gridare subito allo scandalo, la questione è più complessa, non tutto è bianco o nero: “Finalmente riusciremo a far assumere i precari che da decenni lavorano per la Regione”, spiega Michele Palazzotto, segretario generale della Cgil Funzione Pubblica per la Sicilia. E racconta: “C’è gente che dal 1986 va avanti con contratti a tempo determinato, che non ha diritti.

C’è in ballo il mantenimento di migliaia di famiglie”. Una vertenza senza fine, che era stata sottoposta anche al ministro Giulio Tremonti, il quale, però, aveva storto il naso. Così la Regione, che gode di statuto speciale e non ha dovuto chiudere i rubinetti delle assunzioni come altri enti locali, ha deciso di fare da sé e di assumere in blocco i precari. Partiti d’accordo. Sindacati entusiasti. “Gli stipendi resteranno gli stessi, non ci sarà alcun aggravio per le nostre casse.

Semplicemente i contratti a tempo determinato diventeranno a tempo indeterminato”, assicurano in Regione. Ma quelle prove di esame? “Sono facilissime, ma si parla di qualifiche basse”. Così ecco le “prove pratiche per la stabilizzazione”. Le più impegnative sono per i dipendenti della categoria “B”, anche se nemmeno queste paiono proibitive: “Fare un fax, protocollare mediante protocollo cartaceo o informatico una lettera in entrata o in uscita”. Poi archiviazione di documenti, prova di videoscrittura o “predisposizione di lettera raccomandata”.

Maria, una dei 4.500 precari, esulta: “Sono entrata in Regione ventiquattro anni fa. Da allora è stato un susseguirsi interminabile di contratti e proroghe, l’ultima, di cinque anni, nel 2005. Provate voi a vivere così”. Tutti d’accordo? Non proprio. Perché il concorso è aperto soltanto ai precari. Insomma, chi, soprattutto i giovani, sperava di trovare un posto in Regione dovrà ribussare tra qualche anno. Forse decenni. Una – sudata – conquista per i precari, una condanna per chi resta escluso, visto che in Sicilia la disoccupazione vola al 13,9 per cento (38,5 per i giovani). A livello ufficiale, ovviamente, nessuno osa criticare l’intesa. Ma più di uno, tra associazioni di disoccupati e sindacalisti, storce il naso. Il motivo è semplice: “La legge è chiara: gli enti pubblici devono assumere con un concorso aperto a tutti. Così invece si assumono in un sol colpo migliaia di persone senza selezione”, osserva un sindacalista che vuole restare anonimo.

No, non si punta il dito contro i precari, ma contro il solito sistema di assunzioni all’italiana: “La Regione Siciliana adesso avrà 20 mila dipendenti e 12 mila pensionati, un record mondiale”. Ma il problema è anche un altro: “Purtroppo in una terra come la nostra anche un posto da precario vale un tesoro. Soprattutto perché si ottiene senza concorso. E sappiamo tutti come finisce: spesso entra chi può contare su una spintarella. Poi, quando sono stati assunti tutti, scattano le promozioni a tappeto per i raccomandati”. Ancora: “Tra quei 4.500 precari ci sono molte persone in gamba, ma continuando con le assunzioni di massa, senza selezione, ci troveremo con migliaia di dipendenti che non servono e magari non sono nemmeno qualificati o meritevoli. Un guaio anche per l’efficienza dell’amministrazione”.

Attilio, disoccupato con laurea e famiglia, non ci sta: “In un Paese normale la salvezza sono i concorsi dove vince il più bravo. Invece, finisce sempre così: sanatorie, concorsi farsa. Io ho 42 anni e due figli. Non voglio prendermela con i precari, sarebbe una guerra tra poveri, ma ditemi voi perché non posso partecipare al concorso. Il risultato è sempre lo stesso: chi non ha santi in paradiso resta a spasso”.

da il Fatto Quotidiano del 16 settembre
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Come comitato di vincitori ed idonei di concorso
il nostro commento a tutto questo
può essere solo uno, ed è rivolto anche ai sindacati complici di tali "eventi"
che devono essere indicati con il loro vero nome di "reati":
vergogna.

ANCORA FIGLI DI POTENTI ASSUNTI SENZA CONCORSO: LE RACCOMANDAZIONI SFACCIATE

March 27th, 2010 | by Redazione Bloglavoro |

 

Torniamo sul tema ‘raccomandati’ grazie alla coraggiosa inchiesta di Paolo Berizzi pubblicata sui giornali del gruppo Espresso. Nell’inchiesta si fa luce sul fatto che il personale della Protezione Civile è triplicato in pochi, da 320 assunti nel 2004 agli 800 attuali: le assunzioni a quanto pare sono tutte di familiari di generali e giudici di Consulta o Corte dei Conti. La cosa ulteriormente grave è che sono stati assunti tutti per chiamata diretta, senza concorso nonostante l’articolo 97 della Costituzione preveda il concorso per entrare in qualsiasi posizione della Pubblica Amministrazione.

Addirittura tra questi assunti-raccomandati, un pensionato di 83 anni, la nipote di un cardinale e un elenco da far venire i brividi di persone a zero competenza e prive persino di titoli di studio inerenti al posto occupato. Gli stipendi vanno tutti dai 3mila ai 24mila euro al mese. Alla faccia dei terremotati che dovrebbero assistere, viene da dire, visto che molti versano ancora in condizioni disastrose per mancanza di fondi e alla faccia anche dei tanti volontari della Protezione Civile che ci credono davvero e prestano servizio gratuitamente. Alcuni di questi raccomandati sono stati addirittura infilati con il decreto rifiuti del 2008 e guadagnano tuttora 170mila euro l’anno, con l’emergenza rifiuti ufficialmente chiusa. Sono passati da semplici co.co.co. a uno stipendio da dirigente da 170mila euro al meseAgostino Miozzo, Marcello Fiori e Bernardo De Bernardinis. Tutti e tre sono stati nominati (da co. co. pro che erano) dirigenti generali della Presidenza del consiglio con norme ad personam. Infilate nel decreto rifiuti del 2008. Guadagnano 170mila euro. Quando nel 2001 sono stati assunti, i primi due erano estranei alla pubblica amministrazione. Facevano solo parte della squadra di Rutelli al Giubileo.”

Ecco di seguito un estratto dell’inchiesta di Paolo Berizzi:

<< Lo “Stato nello Stato” ha imbarcato proprio tutti. Tutti quelli che bisognava imbarcare. Figli e nipoti di: generali, colonnelli, magistrati della Corte dei conti e della Corte costituzionale, cardinali, prefetti, direttori generali del Tesoro (gli stessi che devono controllare le spese della Protezione civile), avvocati di Stato, 007 dei servizi segreti, dirigenti e segretari generali della Presidenza del consiglio dei ministri, ex capi dei vigili del fuoco, dirigenti sindacali.

Tutti assunti per chiamata diretta. Senza concorso. Tutti catapultati nel dipartimento-carrozzone più generoso d’Italia. Quello della “procedura straordinaria”, della deroga continua a tutto. Anche all’articolo 97 della Costituzione che prevede il concorso per entrare nella pubblica amministrazione. In Protezione civile i posti di lavoro si materializzano su indicazione di Guido Bertolaso. Che di problemi, da questo punto di vista, non se n’è mai fatti. Avendo piazzato il cognato ed ex socio in affari, Francesco Piermarini – ingegnere in stretti rapporti con uno dei pilastri della “cricca dei banditi”, l’imprenditore Diego Anemone – a lavorare in evidente “conflitto d’interessi” nei cantieri del G8 della Maddalena.

L’anomalia istituzionale è mostruosa – dice il senatore Pd Mario Gasbarri – questo è l’unico settore della pubblica amministrazione dove la parola concorso pubblico non esiste e dove si va avanti con assunzioni parentali e amicali in cui la grande assente è la competenza. Alla faccia di Brunetta”. Nel mare grande del pubblico impiego, in effetti, l’attuale Protezione civile è un isola del tesoro sciolta dagli ordinamenti dello Stato.

Un coacervo istituzionale dove il nepotismo e il clientelismo sono elevati alla massima potenza grazie anche a un “congelamento” delle norme che regolano le assunzioni statali. E dove un posto, una collaborazione, un salto di carriera, un trattamento economico extra moenia, si materializzano sempre. Anche se sei un pensionato di 83 anni (è il caso di Domenico Rivelli, “collaboratore per le problematiche amministrativo-contabili dell’emergenza rifiuti a Napoli”). Anche se di emergenze e calamità hai sentito parlare solo in televisione. Può capitare di essere figli del capo del personale di palazzo Chigi (Giuseppina Perozzi). E così si aprono le porte dell’ufficio stampa del dipartimento.

E’ il caso di Eugenio D’Agata, già “collaboratore dell’emergenza eventi avversi” in Calabria, assunto a 24mila euro assieme ad altri 199 con la recente legge 26 che ha trasformato il decreto 195, quello della “Protezione civile spa”. Del mazzo dei fortunati fa parte anche Carola Angioni, figlia del generale Franco Angioni, capo della spedizione in Libano, oggi assunta dopo aver collaborato a tamponare nel 2007 “l’emergenza eventi atmosferici” nel Veneto. I rifiuti di Napoli sono stati il banco di prova di Marta Sica, figlia del vicesegretario generale di palazzo Chigi: arruolata anche lei. Come la nipote del cardinale Achille Silvestrini, come la figlia di Carmen Iannacone, funzionaria della Corte di conti addetta al controllo degli atti di palazzo Chigi.

Sono molti i magistrati che hanno prole tra i protettori civili: almeno cinque della Corte di conti, e cioè quello che dovrebbe essere il cane da guardia del dipartimento. Due sono Rocco Colicchio e Marco Conti. Un’altra è la segretaria generale, Gabriella Palmieri. Poi c’è la Corte costituzionale. Giovanni De Siervo, figlio del vicepresidente della Corte, Ugo De Siervo, è in squadra. Si è occupato dell’esondazione del Sarno e ora segue le “relazioni con gli organismi internazionali”.

Fino al 2004 i dipendenti della Protezione civile erano 320. Oggi sono 800, di cui 150 "comandati" (provenienti già da altre amministrazioni). Cinquecento assunti in cinque anni. Gli ultimi 200 Bertolaso li ha chiamati a corte a fine febbraio: da co. co. co. a contratto a tempo determinato. In attesa di essere stabilizzati. Ovviamente senza concorso. Altri 16 dirigenti a contratto (con ordinanza) diventeranno in questi giorni dirigenti dello Stato, stipendio da 3 mila euro netti.
L'elenco dei neo protettori è una specie di manuale Cencelli. Puoi trovare la figlia del prefetto Anna Maria D'Ascenzo, già capo del dipartimento dei vigili del fuoco; quella del colonnello Roberto Babusci che dirigeva il centro operativo aereo della Protezione civile; la nipote dell'ex presidente della Rai Ettore Bernabei e il figlio di Mario Ferrazzano, segretario generale del sindacato della presidenza del consiglio Snaprecom. Un dipartimento fidelizzato. E la fede con Bertolaso paga. Nel "cerchio magico" ci sono Agostino Miozzo, Marcello Fiori e Bernardo De Bernardinis. Tutti e tre sono stati nominati (da co. co. pro che erano) dirigenti generali della Presidenza del consiglio con norme ad personam. Infilate nel decreto rifiuti del 2008. Guadagnano 170mila euro. Quando nel 2001 sono stati assunti, i primi due erano estranei alla pubblica amministrazione. Facevano solo parte della squadra di Rutelli al Giubileo. Da oggi a vigilare sull'operato della Protezione civile, "a difesa dell'equità di trattamento dei lavoratori", c'è una consulta permanente creata dalla Cgil. Basterà?

 

La Sicilia 28/10/09

Quotidiano di Sicilia - 10 Luglio 2010

http://www.qds.it/index.php?id=4683

 

 

“Agli impieghi nella Pa si accede mediante concorso” è scritto nella Carta Costituzionale all’articolo 97
di Alfredo Consiglio

In Sicilia tanti purgatori quante sono le tipologie di precari e in ognuno di essi le “anime elette” devono attendere il posto a tempo indeterminato. Chi non ha “santi in paradiso” rimane condannato nell’inferno della disoccupazione e dello scoraggiamento

“Agli impieghi nelle Pubbliche Amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge” (art. 97, comma terzo della Costituzione).
Come per tantissimi altri argomenti trattati nei 139 articoli che la compongono, la Costituzione italiana esprime con grande semplicità e chiarezza quale sia la regola per diventare pubblico dipendente: vincere un concorso.Il principio è stato più volte richiamato dalla stessa Corte Costituzionale, da ultimo con la sentenza n. 213/2010 che ha dichiarato illegittime le norme della Regione Trentino Alto Adige per l’accesso alla dirigenza. Anche la Corte dei Conti dell’Umbria ha di recente richiamato il divieto di assunzioni dirette anche per le società a partecipazione pubblica locale.

Il concorso pubblico: è questo il caposaldo che il legislatore costituente pose (e pone) a fondamento di una P.A. nella quale “…siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.” (comma secondo del medesimo art. 97).
Concetti scarni, concreti, lineari e inoppugnabili. Ma che fanno a pugni con quanto avvenuto nei decenni successivi all’entrata in vigore della nostra Carta Costituzionale, in particolare dal 1993 fino ai nostri giorni.

Il famoso decreto legislativo 3 febbraio 1993 n. 29, quello più prosaicamente noto quale “privatizzazione del rapporto di pubblico impiego”, avrebbe potuto essere un momento di svolta nel rapporto fra cittadino e pubblica amministrazione: si introdussero concetti quali efficacia, efficienza ed economicità dell’azione amministrativa; si parlò di separazione fra politica e amministrazione; si stabilì la necessità di colmare il gap di competenza e professionalità fra manager pubblici e privati e altro ancora. Ognuno di questi desiderata del legislatore dell’epoca meriterebbe un’analisi specifica (che, purtroppo, evidenzierebbe più ombre che luci).

Quello che qui si vuole evidenziare è che il decreto 29/93 diede la stura a una nuova e assai invitante modalità di ricerca del consenso: la possibilità di assumere personale in tutto il settore pubblico allargato con modalità che sempre più raramente erano riconducibili ai concetti di selezione, merito, professionalità.

La verità è che da quell’anno, molto più che nel passato, cominciarono a susseguirsi, sia a livello centrale che locale, ulteriori norme che avevano sempre e comunque il solo obiettivo di individuare nuove modalità di immissione di personale nella pubblica amministrazione. Furono (e sono ancora) gli anni nei quali la fantasia galoppò: contrattisti, lavoratori socialmente utili, assegnisti, stagisti, piani di inserimento professionale, articolisti e chissà quanti altri ancora. Tutti soggetti individuati con procedure fra le più variegate – tutte dotate, più o meno, del crisma della legittimità – aventi un comune denominatore: la vicinanza, la conoscenza, l’appartenenza a “qualcuno” che avrebbe speso una parola per inserire il/la fortunato/a in una lista/elenco/albo o altro ancora.

Insomma negli ultimi 20 anni circa il sogno di un paio di generazioni di giovani è stato quello di diventare un precario (a qualsiasi titolo) della pubblica amministrazione.
Intendiamoci, non che prima il fenomeno non esistesse, solo che le proporzioni erano assolutamente più limitate. Ma adesso, soprattutto, viene introdotta una (venefica) novità: la “segnalazione” non ha la vecchia e consueta conseguenza di far vincere a qualcuno – più o meno meritatamente - un concorso e farlo entrare nei ruoli a tempo indeterminato. Ora è tutto diverso. Con la patente di precario lo stipendio è sicuro soltanto fino al successivo rinnovo del contratto: tre, due, un anno, a volte anche sei mesi o addirittura tre.

Le conseguenze di tali politiche sono a tutti note: la Regione e gli enti locali sono sempre più pieni di personale (anche di livello dirigenziale) che, avendo avuto il percorso di accesso che si è descritto, è, mediamente, assai lontano dai concetti di efficienza nel lavoro e soprattutto di spirito di servizio nei confronti del cittadino. Per la maggior parte di loro l’impegno va profuso pressoché esclusivamente nei confronti dello sponsor al fine di ottenere se non la stabilizzazione almeno il rinnovo dell’incarico.

Numerose, infine, le eccezioni sollevate a questo sistema, oltre che dall’opinione pubblica, anche dagli organi giurisdizionali variamente aditi nel corso degli anni  nel cercare di porre un freno al malcostume e all’iniquità che si consuma, contestualmente, a danno dei più deboli, dei più preparati, della collettività nel suo complesso.


GIORNALE DI SICILIA, 1 Luglio 2010


Qual'è la differenza tra un precario ed un lavoratore interinale?
Il lavoratore precario viene assunto in modo del tutto instabile dalla  stessa Pubblica Amministrazione che per svariati motivi non ritiene opportuno indire un regolare concorso pubblico; tale lavoratore sarà assunto dopo una prova estremamente più semplice delle prove previste per un concorso pubblico e vivrà il proprio lavoro in preda ad un dubbio costante ed onnipresente.
Il lavoratore interinale, lavora a tempo determinato all'interno della Pubblica Amministrazione senza aver superato un regolare concorso ma...
non è stato assunto dalla stessa Pubblica Amministrazione. Egli è il terzo anello del tipico contratto di somministrazione lavoro sottoscritto con un Agenzia di lavoro temporaneo che ne è il reale datore di lavoro.
Egli è semplicemente l'oggetto umano di un appalto.
Dello stesso appalto di lavoro che la legge 1369/1960 vietava in quanto "interposizione nelle prestazioni di lavoro".
Un lavoratore viene assunto da un soggetto, ma lavora per un altro soggetto.
Figura contrattuale reintrodotta nel nostro ordinamento dalla legge 273/2003  "somministrazione lavoro" Il lavoratore  in questo caso non risulta assolutamente all'interno dell'organico dell' Amministrazione in cui lavora, dal punto di vista prettamente amministrativo egli è dotato di un'inquietante  invisibilità.
Se il precario può vagamente vantare una legittima aspettativa per la propria  stabilizzazione in quanto assunto dalla stessa PA (anche solamente a tempo determinato), il lavoratore interinale invece  non può vantare assolutamente nulla. Non ha rapporti di lavoro con la PA, viene retribuito dalla sua Agenzia (la PA non l'ha assunto, il suo datore di  lavoro è solo l'Agenzia di lavoro),non ha superato un concorso pubblico.
La sua stabilizzazione all'interno della PA è assolutamente impossibile.

Ma quanti modi vi sono di eseguire una stabilizzazione?
Due.
Uno ufficiale, l'altro ufficioso.
Il modo ufficiale prevede che il singolo lavoratore venga beneficiato di un contratto stabile, a tempo indeterminato, sulla base del buon lavoro svolto all'interno della PA, il suo dubbio lavorativo ha trovato un lieto fine,il suo costante dilemma ha trovato una  soluzione ideale.
Il modo ufficioso invece, consiste nel negargli teoricamente una stabilizzazione ufficiale,
rendendolo oggetto di continui rinnovi di brevi contratti in sequenza.
Una sequenza che potrebbe non conoscere mai una fine.
Teoricamente egli non è stabile, ma praticamente lo diventa.
Nel caso interinale la stabilizzazione manca dell'identità singola del lavoratore. Egli ,considerato singolarmente, potrebbe non beneficiare di un lavoro stabile, la sua Agenzia infatti, nel rinnovo di un ulteriore contratto a scadenza, potrebbe sostituirlo con un altro lavoratore interinale come si sostituisce un pezzo malfunzionante in un automobile.
Il pezzo malfunzionante non c'è più, ma l'automobile rimane.
Il singolo lavoratore interinale è stato mandato via, ma la generalità collettiva della presenza interinale rimane operante all'interno della  Pubblica Amministrazione, riconfermata nella sua consistenza numerica, senza esserne legittimata, senza essersi  sottoposta ad una procedura concorsuale, senza merito, senza averne diritto.
E fino a quando?
Fino al prossimo ennesimo, rinnovo di contratto.

Di fatto questa, è una stabilizzazione.

Di fatto tale ufficiosa stabilizzazione chiude a chiave le porte (non infinite) per l'accesso nell'Amministrazione Pubblica attraverso il suo strumento principale per eccellenza; quello che noi tutti abbiamo superato nel pieno rispetto dell'art 97  della Costituzione.
Il concorso pubblico.

Ciò che risulta irregolare nelle Amministrazioni regionali in merito al lavoro precario, per forza di cose deve necessariamente risultare irregolare negli enti del parastato in merito al lavoro interinale.

Questo agire è l'elemento principale che fomenta la cosidetta "guerra tra poveri".

Una guerra che non potendo trovare sfogo verso l'alto (il vero responsabile di tutto) trova sfogo verso il basso.

Una brutta guerra tra lavoratori che non vorrebbero mai combatterla.

10 Aprile 2010